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momosatya
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Inserito il - 18/06/2014 : 08:56:27  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Domanda: Come possiamo spiegare ai giovani, in modo chiaro e convincente, ciò che un prossimo futuro ha in serbo per l'umanità e qual'è il significato profondo di ciò che ci aspetta?
Risposta: Cominciate a dire ai giovani che non succederà proprio niente.
I giovani si immaginano che possa accadere una guerra, un cataclisma o che la Luna precipiti sulla Terra. I timori e le paure fanno parte della natura umana, soprattutto quando ci si avvicina a questi periodi di fine secolo in cui si verificano tanti cambiamenti e vengono a galla tante cose finora nascoste. Quando la "giustizia" si avvicina, emergono i timori ancestrali.
Di conseguenza, coloro che non hanno fede a sufficienza o non possiedono un distacco nei confronti della morte, cominciano ad essere presi da grandi timori. Se vogliamo aiutarli a superare questa condizione, dobbiamo innanzitutto istruirli sulla vera realtà dei fatti, spiegare cos'è la morte ed i processi che l'accompagnano. La sua necessità e la successiva rinascita.
Ciò su cui bisogna puntare non è tanto di essere tra i sopravvissuti di un'eventuale guerra o cataclisma. E' solo dando un significato a questi fenomeni che riuscirete a donare, a chi li teme, la tranquillità di cui ha bisogno.
Si dovrebbe insegnare come lasciare il proprio corpo?
Se si insegna alle persone a lasciare il corpo (non ha morire) nel modo migliore, li si aiuta anche a vivere meglio. E' proprio insegnando come andarsene da questa terra che li si aiuta, e molto, a vivere meglio i giorni restanti. Questo è il motivo per cui Gesù ha affermato: "Chi vorrà mantenere la propria vita, la perderà". Infatti che, a tutti i costi, vuole restare attaccato alla vita, scatena automaticamente una reazione di morte, mette in atto un sistema di azione e di reazione che implica la morte.
Voler mantenere la vita fisica è un istinto che viene dal corpo. E' un istinto utile poichè, grazie ad esso, gli uomini lavorano per vivere a lungo e possono così migliorare il proprio sviluppo ed il destino futuro. SE non vi fosse questo istinto l'uomo considererebbe il proprio corpo come una cosa vecchia e non sarebbe affatto motivato ad affrontare le prove che lo aspettano ed i doveri a cui deve adempiere.
Non bisognerebbe mai confondere gli istinti propri della natura animale e le motivazioni che fanno parte del'anima umana. Purtroppo, quando un uomo non è abbastanza solido a livello spirituale, viene completamente assorbito dagli istinti animali. Qualunque animale possiede l'istinti di sopravvivenza e cerca di proteggersi. E' infatti stupefacente vedere come alcune specie animali abbiano sviluppato dei mezzi di protezione che superano di gran lunga la capacità e la fantasia degli uomini.
Quello che bisogna comprendere è il fatto che la cosa più importante non è la sopravvivenza ma la "liberazione". Non voglio fare il venditore dicendovi: "Non inquietatevi se perdete il corpo fisico, così abbellite la vostra anima e vi guadagnerete le vostre possibilità". NO, non ne ho nessuna intenzione, semplicemente vi dico, che se il vostro grado vibrazionale, quindi il vostro piano di coscienza, sarà sufficientemente sviluppato, qualunque cosa avvenga non avrete proprio nulla da temere.
Perchè aver paura di una catastrofe, perchè? Niente è catastrofico. Tutto dipende da quale mondo appartenete. SE i vicini del piano di sotto si picchiano, non vi sentite certo colpiti, non soffrite al loro posto; è una cosa che non compete a voi, compete ad un altro. Così se il mondo dovesse crollare sarà il vostro mondo che crollerà? No, sarà il mondo degli altri.
E' comunque assai difficile rimuovere la paura perchè lo stesso ragionamento non trova più spazio all'interno dello spirito di coloro che ne soffrono. L'unica soluzione sarebbe il confronto con l'oggetto stesso della paura, riuscire a prenderne coscienza. La paura della morte dovrebbe essere eliminata perchè, quando di sarà disposti a morire con un sorriso, non vi saranno più problemi da temere.
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momosatya
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Inserito il - 24/06/2014 : 08:46:43  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
A che serve sopravvivere se non si serve a qualcosa?
Non sto facendo questo discorso per annunciarvi che la morte è vicina. Per niente.
Comunque se vi dovesse capitare, non sarebbe forse bello morire assieme a chi muore pieno di paura? Morire con loro, sullo stesso loro terreno, cercando fino all'ultimo di dar loro la fede la fiducia. A cosa sarà servito sopravvivere se non si è serviti a qualcosa? Servire: questa è la vera sopravvivenza. Chi dona la propria vita, la conquisterà. I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi. Queste sono le cose che dovreste meditare se volete degnamente vivere questi nostri tempi.
La morte è poca cosa. So che tutte le guide, tutti i Maestri, vi hanno già detto queste parole, non per questo, comunque, la morte viene vista in modo diverso. Si muore sempre allo stesso modo. Pertanto se l'uomo teme la morte dovrebbe darsi da fare per trasformare il suo spirito, per cessare di essere "un mortale". L'uomo, invece, vuole conservare la propria vita fisica a tutti i costi, vuole stare lontano dalla malattia ed inventa perciò vaccini e tanti espedienti per conservare la vita più a lungo possibile.
Una legge afferma che le forze contrarie si annullano tra loro. Chi vuole conservare la propria ricchezza immancabilmente si ritroverà a rinascere povero. Sono queste leggi che agiscono. Vivete nel modo giusto senza preoccuparvi sul come salvarvi da una catastrofe, sarà Dio stesso che vi salverà.
Domada: Le malattie gravi sono sempre karmiche (dipendono dalla legge di causa ed effetto), oppure possono essere motivo di iniziazione?L'ora in cui deporremo il corpo fisico è fissata già alla nostra rinascita oppure è in funzione della nostra vita, del nostro ambiente o da altre circostanze?
Risposta: Le malattie fanno parte della natura stessa del pianeta e rientrano piuttosto all'interno di un quadro di karma collettivo che non di un karma individuale. Come vi ho già detto altre volte, non bisogna dimenticare che l'umanità è una sola ed unica entità e che avvengono più cose in senso mondiale che a titolo individuale.
Le malattie che colpiscono in modo epidemico sono certamente causate dal karma collettivo e tendono alla purificazione in massa di un dato gruppo di persone. Ognuno di noi vive le sue proprie esperienze e, se in un certo momento, si ritrova coinvolto nel numero dei colpiti, dipende dal fatto che la vita, prendendo come riferimento la totalità, ha messo anche lui nel conteggio dei contagiati.
Il karma individuale, invece, di manifesta in altri modi e non sempre sceglie una malattia. Alcune volte l'uomo stesso sceglie una malattia per chiudere un conto karmico ma essa, comunque, non è il mezzo migliore perchè oggi vi sono molti mezzi per ribellarsi ad essa e combatterla, cercando di curarsi e di guarire.
Non è perciò sicuro che una malattia possa creare una crescita individuale, a volte, anzi, avviene proprio il contrario. Questo è il motivo per cui il karma preferisce avvalersi di situazioni in cui venga messa a dura prova la volontà individuale, la capacità di discernimento, il coraggio ed il controllo di sè. Questa è una strada preferibile a quella della malattia che può distruggere un individuo e toglierli tutte quelle energie di cui dovrebbe disporre per potere portare a termine una vittoria.
Nel quadro delle problematiche dovute al karma individuale troviamo più infermità che non malattie; esse infatti, sono quasi sempre di ordine collettivo e devono essere considerate come una purificazione, un iniziazione, di un folto gruppo di umanità. Quando dico purificazione, quando dico iniziazione, si tratta sempre di qualcosa che ha che fare con il grado di coscienza raggiunto. E' infatti il grado di coscienza raggiunto che scatena i segnali che provocano delle reazioni nel regno naturale a causa della legge di causa ed effetto. Non appena entrate a far parte di questo pianeta, che vi piaccia o no, siete assoggettati alle sue leggi, dalla forza di gravità alla legge di causa ed effetto.
in realtà prima di essere individuale, il karma deve essere considerato come un fatto collettivo. Esiste comunque un karma individuale che deve essere considerato come una prova iniziatica. Quando mancate d'amore per qualcuno e, in conseguenza a questa mancanza, avviene qualche particolare evento: anzichè un karma individuale consideratelo una prova iniziatica.
Il karma in quanto tale viene vissuto ad un livello collettivo. E' la somma di tute le restrizioni dell'umanità, di tutti i suoi limiti, di tutte le sue aberrazioni. E' per questo che le cose vengono generalizzate e che alcune volte il castigo di Dio sembra ingiusto. Come quando muore un bambino a causa di una malattia; un giovane per un incidente stradale o un popolo viene decimato dalla guerra contro un altro popolo. Tutti questi sono gli effetti di qualche Raggio e riguardano solo la massa. Siccome all'interno di queste masse si trovano degli individui, immancabilmente tutto ciò che accade alla massa si riflette anche su ogni singola persona.
Supponiamo che vi siano migliaia di morti a causa di un'epidemia. se una data persona vi fosse coinvolta a causa di un karma personale. avreste voi il coraggio di guardarla in faccia? Ricerchereste nelle sue incarnazioni ciò che gli ha procurato il contagio da quella malattia? No, sarebbe un lavoro immane che non servirebbe proprio a nulla perchè si tratta di un karma collettivo. Ve lo ripeto, ci sono più karma collettivi che individuali.
Ciò che è individuale è prima di tutto iniziatico, è purificatorio, è collettivo. E' per questo che ogni giorno si verificano dei fenomeni che rivelano, all'interno di un popolo, l'aberrazione raggiunto. Siano essi le guerre, l'epidemie o le violenze di gruppo, sono sofferenze che preparano ad un nuovo piano di coscienza.
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momosatya
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Inserito il - 09/07/2014 : 11:10:49  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Domanda: Vorrebbe, per cortesia, dirci cosa accade quando l'uomo provoca la nascita prima che, la gravidanza abbia raggiunto il suo termine naturale? Come potrà quell'anima, riuscire a trovare le energie che gli sarebbero servite per svolgere la sua vita secondo i piani prestabiliti?
Risposta: Non dovete inquietarvi su questo argomento. Se esiste una legge che vuole che l'anima prenda possesso del proprio corpo al momento del primo respiro, esiste anche un'altra legge per cui,. almeno per qualche giorno, la potenza della natura è talmente forte che il corpicino del neonato riesce a sopravvivere anche senza il supporto dell'anima.
Questo permette all'anima che dovrebbe prendere possesso di quel corpo, di rifiutarlo nel momento stesso in cui si accorge che l'ora di nascita è stata modificata oppure si sono verificate delle anomalie per malaccortezza degli operatori. Parlando con le proprie guide, con i Signori del karma, come li chiamate voi, l'anima può attendere un momento favorevole nell'ambito dei tre giorni o rifiutarlo completamente.
Il corpicino se rifiutato, verrà offerto a qualcun altro. I Signori del karma gli diranno: "Vi è questa possibilità di nascere, vi sono queste influenze astrali, queste condizioni ambientali, ecc. Ti interessa? Sappi che andrai incontro a questi determinati problemi, a queste determinate prove, ecc" Se l'offerta viene accettata l'individuo prenderà immediatamente possesso del piccolo bebè che dorme in culla. Ciò avviene in modo naturale ed assai semplice.
Naturalmente è assai spiacevole che, dopo aver scelto un corpo, una famiglia e dell circostanze assai dettagliate, tutto il piano venga scombussolato. Tanto più spiacevole se la mamma avesse partorito un po prima perchè "sta arrivando Natale", "la Pasque è vicina" o "bisogna andare in crociera". E' chiaro che questo tipo di comportamento è altamente condannabile.
Tuttavia, nella misura in cui non si possa fare nulla per evitarlo, allora questo tipo di comportamento diventa perdonabile, ed il nascituro potrà rifiutare quel corpo. Se lo stesso corpo interessa a qualcuno, sarà mantenuto con il prana fintanto che arriva il m omento astrale più propizio, per il nuovo proprietario.. Non più di tre giorni, però, poi il prana se ne andrà, come un leggero fumo blu, e non resterà che un piccolo cadavere.
Dovete sapere che esiste una grande flessibilità in ciò che voi chiamate destino, la fatalità, il programma, il piano di vita. Così qualcuno doveva nascere con sesso femminile, all'improvviso, può trovarsi bambino. Non si dimentichi che, in effetti, ciò che conta non è il sesso ma il carattere ed il livello spirituale. Ciò che conta sono gli aspetti che costituiscono le capacità cerebrali, manuali, ed il piano di coscienza posseduto.
Si crede che le famiglie vengano scelte in modo assoluto. in effetti esiste la possibilità di fare delle scelte molto precise, però accade che, per qualche motivo, sia necessario essere più flessibili ed adattabili.
La vita è una grande follia, una grande giostra che continua a girare, ed in ogni movimento dei cicli che arrivano, con le precisioni di orologi. All'interno di questi cicli, avvengono ciò che noi chiamiamo azioni e reazioni. Mentre i grandi programmi sono rigidi, quelli piccoli sono più flessibili. Perchè? Semplicemente perchè l'uomo ha la libertà così come molte altre creature.
In un sistema troppo rigido, invece, la libertà non può esistere. Quando in un piano esiste la flessibilità, poichè tutte le ipotesi sono state considerate in modo matematico, e quindi eventualmente soluzionate, esiste anche uno spazio, una libertà di azione che permette di respirare.
Anche gli Angeli hanno la loro libertà. Nella loro partecipazione alla vita del'uomo e nella sua edificazione, sono liberi di agire come meglio credono. Naturalmente non hanno la libertà di creare qualsiasi cosa per fantasia o per folklore. Comunque, nel contesto del loro compito, possono esercitare una certa libertà.
Guardate tutte le forme che esistono in natura. Non vi sembra che gli Angeli si siano divertiti durante la loro creazione? Guardate tutti i pesci che esistono, con i loro colori, le loro espressioni. Tutti gli animali terrestri che esistono, tutti gli uccelli, tutte le piante, tutti i fiori, tutte le erbe, tutte le forme delle rocce, tutti i minerali, tutto ciò non assomiglia forse ad una grande espressione di creatività? La stessa creatività espressa di un grande pittore? Questa è la libertà degli Angeli, la libertà di creare, di agire. Gli Angeli hanno creato sulla Terra il più bel giardino possibile, un'espressione di arte naturale. Certi artisti hanno un temperamento che assomiglia alla poesia, alla finezza, alla tenerezza quindi, anche nelle loro creazioni, appaiono queste qualità. Esistono altri artisti il cui temperamento, la cui personalità è più forte e, conseguentemente, ne troviamo traccia in tutte le loro creazioni, nella loro pittura o nella loro musica.
Anche nelle creazioni degli Angeli possiamo ritrovare il carattere ed il senso artistico dei loro esecutori. . Ogni Angelo, ogni Arcangelo, possiede infatti un determinato temperamento e questo per fare in modo che la creazione sia un grande gioco ridente, una grande festa, più ci sono delle differenze e più vi sono espressioni di gioia. Sono stati, ad esempio, degli Angeli sensibili a creare le rose, le orchidee, ecc.
All'interno di questa gioia, vi sono determinate note, vi sono determinati ritmi, che voi interpretate come "piano evolutivo". Per chi è in grado di comprendere, invece, non si tratta di un "piano" bensì del suono del diapason. Questo è quello che bisognerebbe insegnare al'umanità, che è appena stata creata, di imparare a pensare, agire e a cantare col diapason e con tutta la creazione. Questo è lo sforzo a cui deve tendere l'uomo; trovare la nota giusta ovvero incontrare la realtà di cui abbiamo parlato all'inizio. Il giorno in cui la incontrerà si troverà nella gioia, a ridere e comprendere che tutto il creato non è altro che una danza, un canto di gioia; che la creazione è una grande risata. Allora, osservando un'altro uomo, non potrà più comprenderlo, non aver con lui più niente in comune.
Cercate allora di partecipare felici a questo grande canto, a questa grande follia della creazione. Cercate di comprendere le motivazioni e di mettervi al posto degli Angeli creatori. Immaginate di poter creare delle forme, creare le vostre stesse vite, e vi renderete conto di ciò che è la creazione ed il Creatore.

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momosatya
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Inserito il - 11/09/2014 : 08:45:12  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ma cosa significa vero amore?
Domanda: Questa sera saremmo lieti se lei ci parlasse dell'amore nel suo significato autentico. Poichè nella società attuale il potere viene esercitato dal non-amore. E' possibile prevedere un cambiamento nel prossimo futuro?
Risposta: In effetti amore e potere, come qualità divine, sono una sintesi; sul piano fisico, invece, sono in contrapposizione tra di loro. Non dovete considerare l'amore e il potere come forze contrapposte, bensì, come vi ho appena detto, come sintesi.
E' necessario però, conoscere di quale potere stiamo parlando e qual'è il tipo di potere che viene esercitato sulla Terra. Per parlare correttamente dell'amore è quindi necessario chiarire bene che cosa si intenda come "potere". Infatti per compiere un'azione d'amore, fondare una religione basata sull'amore oppure una società basata sull'amore, non significa affatto compiere delle azioni dove manca il potere; sono azioni che non hanno nulla a che fare con lo stare nei prati, tra margherite e papaveri, oppure tra persone che si amano come fratelli, facendo girotondo o altri giochi, noncuranti del fatto che potrebbe giungere un temporale.
Al contrario, l'amore ha bisogno del potere, vive grazie al potere ed insieme possono perpetuare una condizione di equilibrio ed armonia.
L'amore senza potere è qualcosa di falso, d'illusorio e di inutile. La maggior parte dei nuovi discepoli, non conosce il "vero amore" ed è ha causa di questa ignoranza che si bruciano le ali. Essi, infatti, dopo aver agito più o meno interessatamente, si rendono conto che invece di aver guadagnato qualcosa, hanno perso se stessi, perso la propria reputazione, la propria credibilità, il proprio denaro, ecc.. L'amore unito al potere, invece, permette di compiere azioni valide e costruttive, di aiutare il prossimo, di essere credibili, di essere forza attiva e reale...d di diventare "giustizia"!
Un individuo che vuole vivere l'amore deve vivere nella giustizia. Non vi può essere amore senza giustizia! E' solo questo il modo per poter divulgare il proprio amore. E' per la cattiva comprensione di questi concetti che spesso si verificano delle pericolose confusioni a danno dei nuovi discepoli o degli studenti che iniziano il cammino.
Costoro, infatti, credono che amare consista semplicemente nel'accettare "tutto" dagli altri: esseri ciechi, come dice il proverbio "L'amore rende ciechi". E' falso! Al contrario l'amore autentico permette di conoscere meglio il proprio prossimo e di amarlo nonostante ciò che ci propone. Questo è l'amore! Questo è il motivo per cui la maggior parte delle persone, non appena conosce "l'altro" e si accorge che non è perfetto (come del resto non lo sono loro), finisce per far raffreddare i loro rapporti! Lo scopo dell'amore non è quello di abbellire col gesso tutte le facciate delle case del mondo e poi dire: "Guardate che belle sono le facciate! Poco conta se all'interno le tubature sono arrugginite oppure se i topi hanno infestato il solaio e la cantina!"
No l'amore non è questo: non è una maschera o una facciata d'argilla! No! Al contrario, consiste invece in una grande lucidità. Così se ti trovi di fronte ad una lupo, vedi che i suoi lunghi denti e sai che, non appena potrà mangerà, potrai comprendere quanto sei capace di amare. Se le forze del bene ti consentiranno di affrontarlo, lo affronterai, ed affrontandolo riuscirai a renderlo docile come un agnello, a mostrare che dietro ai suoi lunghi denti esiste una parte che è ricettiva al vero amore, nonostante sia un lupo.
Amare non consiste nel guardare l'altro come se fosse appena nato, come fosse un bambino incapace di pensare o di fare alcun male. Amare significa "amare" malgrado tutto! Ed è questo che vorrei che gli uomini comprendessero bene: amare significa "amare" malgrado tutto! Non significa dirsi in un momento di grande esaltazione "Apro il mi cuore a tutto ciò che succede, e quindo devo amare il ladro o l'assassino perchè l'ha detto Gesù! Le cose non stanno in questo modo."
Quando Gesù disse: "Dovete amare anche chi commette peccato", non intendeva dire che dovete cancellare i suoi peccati, che dovete dimenticarli, dimenticare il suo stato di disgrazia, gli errori che ha commesso, no! Le parole di Gesù vi insegnano che in quella persona vi è una parte che ha bisogno di amore e questo è un bisogno legittimo, completamente autorizzato! Che vi è in lui una "parte" da correggere, e quindi necessità della vostra capacità di comprensione e del vostro aiuto.
Nel ladro o nell'assassino, per esempio, non è la "parte che ha rubato" che dovete amare, al contrario questa parte la dovete correggere e rieducare. Ma non amando questo individuo commettereste un errore dimenticando che, anche dentro di lui, vi è una scintilla divina, una parte dell'universo, così come si trova nei fiori, nelle rocce, nei cani ed in voi stessi.
E' per questo motivo che dovete amarlo e per nessun altro scopo. Non dovete dare amore cieco; infatti amare alla cieca non è vero amore, poichè ala prima ingiustizia questo amore verrebbe subito sconfitto. Può accadere infatti, che una persona si metta improvvisamente ad "amare" qualcuno perchè si sente invasa da una esaltazione, da una devozione o da un fervore mistico, Però non appena viene a crearsi qualche imprevisto negativo, qualche disgrazia, "l'amore" si raffreddi e quindi conclude: "E' proprio vero che su questa Terra l'amore non esiste, si tratta solo di un'invenzione dei poeti e nulla più".
Molti adulti sanno amare solo a livello emozionale, l'amore vero, per sussistere, necessità, di un determinato stato di coscienza; una coscienza, che gli permetta di manifestarsi attraverso gli individui ed in una società. Non si può pretendere amore da chi possieda, una coscienza poco evoluta. Poichè questi avrà bisogno soprattutto di essere amato, avrà anche bisogno di amare, certo, ma unicamente su un piano affettivo ed emozionale, così come avviene per i bambini. Se guardate la società attuale scoprirete che la maggior parte degli adulti, nel loro rapporto d'amore, sono rimasti ad un livello infantile, 10-12 anni e non di più, un amore vissuto soltanto sul piano emozionale!
Anche tra gli adulti sposati vi sono ad esempio, quello nel caso degli uomini che continuano a cercare la madre, il suo affetto e la sua protezione! Altri invece nel caso delle donne, cercano nel marito il padre, il sostegno, la forza e qualche volta anche il "piacere" di sottomettersi ed obbedire!

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momosatya
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Inserito il - 17/09/2014 : 08:31:46  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Mi sono chiesta molte volte cosa significasse guarire l'anima, si perchè il mio cuore alcune volte era gonfio di dolore per me stessa e per l'umanità.
Domanda: Ci è stato detto di trovare il nostro collegamento personale con i Maestri. Quali metodi e tecniche possono aiutarci e quali per vivere bene nel mondo reale?
Risposta: Parlare per i discepoli è una cosa semplice; ma diventa complicatissima per quanto riguarda le altre persone, poichè si tratta proprio del soggetto sul quale esse debbono lavorare. Per quale motivo dico questo?
Ognuno è consapevole e riconosce il fatto che l'individuo deve evolvere, deve diventare un discepolo. Ma riconoscere questa necessità non dà affatto la risposta al quesito: "Perchè devo evolvere, perchè devo diventare un discepolo?. SE riconosco che devo farlo e provo a farlo fintantochè non so il perchè, non potrà riuscirvi.
Vedete bene come molte persone dappertutto nel mondo (voi le avete incontrate) riconoscono che devono evolvere, che devono ritornare a Dio e tentano effettivamente di farlo, ma non riescono poichè ignorano il motivo per cui devono diventare discepoli, qual'è il m omento cosmico che creò la necessità dell'evoluzione e che, se ignorato, impedisce di conoscere come evolvere?
Davanti a questa questione gli individui si rifugiano nella visione devozionale di un Dio che aspetta di parlare a tutti i suoi bambini e che si prenderà cura di loro per il resto dell'eternità. Ma questo è completamente falso: Quindi, se vogliamo evolvere, se vogliamo essere discepoli ed accedere ad un livello superiore di coscienza, dobbiamo porci la domanda: "Perchè devo farlo?" IO sono disposto a farlo, ma perchè?
Per evolvervi, chiedetevi "perchè devo evolvere?"
Com'è accaduto che ad un certo punto la vita, la vita dell'anima, abbia tracciato la strada di un cammino evolutivo, mentre finora era stata, soltanto una Parte indifferenziata della vita divina? E' domandandoci il "perchè", che arriveremo al "come". Meno ci meravigliamo del perchè, più accettiamo la vita come un insieme di brillanti idee personali e meno scopriremo il come. Allora: "Perchè?".
Perchè, la particella di Dio proiettata nella materia deve energizzare sufficientemente se stessa e, energizzando se stessa, deve riscoprire la consapevolezza divina intatta, in grado cioè di ricondurla fino al cuore di Dio, pieni di Vita e di Consapevolezza ritrovate. Se trasferiamo questo ad un livello umano, per un discepolo sarà il modo per risvegliare il suo fuoco interiore che è l'equivalente di Kundalini. Lo scopo è di portare a Dio una monade piena di vita e di gioventù affinchè la sua eternità perpetui se stessa e sia pure in grado di riscoprire la propria coscienza divina. Ma, più esattamente, si potrebbe dire che essa deve riscoprire il senso dell'unità.
Quali sono i due punti maggiori su cui un discepolo deve lavorare, se vuole avere la possibilità di conoscere il come e il perchè?
Il primo punto è lavorare sull'energia, sulla trasformazione di vibrazioni che ne deriva e sui vari corpi; il secondo punto è lavorare sul senso di unità riguadagnato.
Perciò il discepolo dovrà combattere contro la pesantezza di vibrazioni non rendendo però avvilite le azioni e dovrà altresì combattere il suo spirito di separatismo. Quest'ultimo è il punto più difficile.
La maggior parte dei discepoli riconosce, per esempio, che deve meditare per elevare le vibrazioni; che non deve mangiare molta carne, perchè rende più pesanti queste vibrazioni; che no deve bere alcool, che non deve fumare,che non deve avere troppi rapporti sessuali, che deve osservare i propri pensieri, in m odo da non rendere la sostanza mentale più pesante, che deve respirare profondamente ricaricandosi di prana e che deve andare in posti che sono puliti, dove il sole risplende e distribuisce il proprio potere energetico. Ogni discepolo riconosce e fa dunque queste cose.
Però la maggiora parte dei discepoli dimentica la parte del lavoro che è poi la più importante e che permette a tutta la prima parte, cioè al primo punto, di svilupparsi dando i suoi frutti: è appunto il lavoro di non separazione.
Perchè anche se un individuo fa tuto il lavoro che ho appena descritto, ma continua a pensare di essere un essere in evoluzione, di essere separato da Dio perchè egli è solo un'anima (un Dio umano in principio), non potrà godere dell'unità fondamentale che è la propria essenza. Perciò non potrà ricongiungersi alla sua esistenza.
Quando un discepolo lavora sul proprio sviluppo, deve fare tutto quello che può per rendere più eterici i suoi corpi vibratori, ottenendo così, degli abiti gloriosi, offendo perciò a Dio una monade piena di gioventù e vitalità; ma deve anche lavorare sul livello della propria coscienza e combattere tutto ciò che è separatismo. Altrimenti sarà come un fiume che scava un'enorme gola nella terra: quando arrivano le energie dalla materia a e dai corpi sottili, trovando diverse stanze esse si disperdono.
Questo significa che giorno dopo giorno, l'individuo scava e finisce per essere un fiume, mentre all'inizio, quando era partito, non era altro che un piccolo ruscello, Ma essere un fiume non è abbastanza, perchè un fume andrà giù dalle pianure, giù nei deserti, scenderà dalle montagne e continuerà a scorrere senza però viaggiare mai.
Perciò dobbiamo ricordare questo importantissimo punto. Dobbiamo far crescere questo ruscello, questa energia, affinchè diventi un fiume con potere energetico, un'energia incredibile; ma, dobbiamo pure dirigere questo fiume verso lo spazio, verso l'oceano cosmico e possiamo farlo coltivando il non separatismo.
Ognuno deve riversarsi nell'oceano cosmico.
Altrimenti produrremmo soltanto un maggior potere nei corpi ed una coscienza capace di Raggiungere un livello discretamente alto; però perpetueremo la ruota delle incarnazioni.
Così, benchè reincarnati come validi discepoli, capaci di capire molte cose, non avremo però mai incontrato Dio.
E questo avviene perchè il discepolo fa viaggiare il suo fiume, invece di riversarlo nell'oceano cosmico: perchè potrà riversare il suo proprio fiume soltanto se riuscirà a costruirsi un ponte tra il piano fisico e il piano immateriale: in altre parole tra il piano fisico e i piani sottili che circondano quello fisico.
Sia il corpo eterico che l'astrale ed i mentale fanno parte della materia, perciò egli potrà riversarsi nell'oceano cosmico solo se farà un ponte fra quest?area materiale, che comprende anche il piano mentale, e il dominio del'anima
Come costruire un ponte anima e personalità. Questo ponte facilissimo da costruire: Non occorre attendere incarnazioni su incarnazioni per costruirlo. E' un errore fondamentale, per l'individuo, pensare che dovrà incarnarsi molte volte. E' sbagliato! Dovrà ovviamente schiarire le proprie vibrazioni e creare gli abiti gloriosi di Gesù, ma per creare un pinte non occorrono trentamila incarnazioni.
Dobbiamo sapere semplicemente che questo ponte esiste e che lo stiamo cercando; di conseguenza verrà creato istantaneamente. Questa volta sarà un arco piccolissimo, nel cervello, tra la ghiandola pituitaria e la pineale e l'energia inizierà a circolare fra di esse. Perciò avrà inizio una nuova circolazione dal regni di Dio alla carne del discepolo, cioè l'anima si prolungherà fino al "regno spirituale".
Ma affinchè questo accada, il discepolo deve finire di immaginarsi evoluzioni complicate, corpi complicati, magie, invocazioni, rituali, incarnazioni, ecc. Anche se tutto questo è necessario, egli prima deve essere capace di concepire la non separazione.





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Inserito il - 22/09/2014 : 09:03:51  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Come concepire la non separazione.
Questo è il punto più importante, perchè l'individuo percepisce troppo se stesso come una persona e si identifica troppo con se stesso.
Quando ogni mattina si alza e si guarda allo specchio, egli vede se stesso. Dice: "Ecco qua! E' ancora Paolo, la stessa faccia, lo stesso carattere, gli stessi problemi, gli stessi limiti, la stessa professione, lo stesso appartamento, la stessa nazionalità, nella stessa terra, nello stesso punto dello spazio. Com'è faticoso tutto questo!".
Tutto questo diventa faticoso, diventa una landa di morte, poichè egli crede nella forma. Dal momento che un individuo crede di chiamarsi sol proprio nome, di essere figlio di suo padre, di essere il figlio o la figlia di sua madre, di essere un uomo di questa nazionalità, di questa razza, o di questo livello sociale, cessa di esistere.
Quindi quanto prima crederà che attraverso tutto questo egli troverà gli arnesi , per vivere, tanto prima ucciderà la propria esistenza, perchè tutto questo non fa parte di un luogo o di un piano di esistenza.
Se realmente vogliamo lavorare all'evoluzione, dobbiamo meditare, dobbiamo lavorare sui chakras e dobbiamo astenerci da tutti i veleni che rendono le vibrazioni più pesanti. Ma a cosa servono vibrazioni che ci rendono incredibilmente eterici, se poi non abbiamo la coscienza di viverle e condurle fino a Dio? Perciò dobbiamo, prima di tutto, lavorare sul concetto che l'individuo è un'anima divina non separata da Dio.
L'individuo deve riuscire a capire che non deve più pensare ch'egli è un cognome, che è il figlio, che è l'impiegato, che è di questa nazionalità, che ha questa psicologia con un certo carico di traumi e complessi; quando sarà capace di abbandonare tutto questo rapidamente sostituirà l'identità psicologica con un'identità spirituale.
Allora dirà: "Sono un discepolo e stò lavorando alla mia evoluzione e alla mia reintegrazione", ma anche questo sarà falso, perchè questo significa sostituire un'identità con un'altra. Potremmo pensare che quest'identità possa essere migliore, perchè pare spirituale, ma in realtà, è tanto più dannosa perchè illusoria.
Nel "mondo spirituale" non ci sono discepoli". Ci sono semplicemente da un lato persone che sono addormentate e dall'altro persone che sono sveglie.
Ma un individuo, di norma, non è in grado di capire le cose in questo modo. Così egli dice: "Ero un profano, adesso sono un discepolo": "E, se agirò bene come discepolo, domani sarò un iniziato". Invece quanto prima qualcuno dice: "Io sono", tanto prima cessa di esistere.
Per evolvere bisogna distruggere la nostra immagine.
Una persona dev'essere in grado, ogni volta che dice: "io sono", di non credere veramente a quello che dice di essere; dovrebbe invece lavorare alla distruzione dell'immagine ed alla sua assenza. Questo sarà utile per la creazione di un silenzio interiore, una voce interna. Quando questa voce sarà sufficientemente creata, sufficientemente grande, l'anima, proprio come un sole, sorgerà ed automaticamente apparirà. Ed egli che credeva se stesso solo un discepolo, ora sentirà con tutta la propria essenza, la sua vera identità, il suo "vero essere". Allora ilo discepolo penserà di aver incontrato la verità ed in effetti l'avrà incontrata. Questo è giusto. Ma, non l'avrà incontrata perchè ha studiato, bensì perchè ha compiuto un grande sforzo ed ha creato attraverso di esso, questo collegamento.
Egli l'avrà incontrata semplicemente perchè sarà stato capace di lasciar morire in lui tutto ciò che era contrario all'anima, quindi tutto quello che era psicologico, tutto quello che era attaccamento, tutto quello che era di peso. Distruggendo tutti questi picchi, ha creato un vuoto sufficiente all'anima, affinchè potesse levarsi e sorgere, proprio come appare il sole all'alba.
Mi piacerebbe far capire al discepolo che, invece di costruire questo ponte, poichè sa che deve costruire l'antakarana (il ponte fra il divino e l'anima personale), invece di espandere i suoi chakra perchè sa che espandendo un particolare chakra otterrà una certa radiazione e livello di coscienza, deve permettere il sorgere in lui dell'anima, proprio come sorge il sole!
Altrimenti è come il caso del discepolo che non sapendo che il Padre ha già costruito una casa per lui, sdi da da fare a costruire un tempio sulla terra, quando invece il tempio è già completamente costruito più in alto.
Il "tempio" costruito su questa terra resterà vuoto.
Il discepolo ignora questa legge, ignora questa verità e dice: "Io credo in Dio". "IO amo Dio". "Io devo diventare Dio, così costruirò un tempio e quando il tempio sarà finito, Dio potrà irradiarvi dentro".
Inizia perciò a costruire i suoi differenti corpi, inizia a nutrirli, osserva il tipo di vibrazione che assorbe. Osserva i suoi pensieri e osserva le sue posizioni fisiche. In questo modo egli costruisce un tempio sulla terra. Quando il tempio è finito, entra dentro e sente solo silenzio, il pesante silenzio dell'assenza. Allora dice: "Ma Dio non c'è in questa dimora. Cosa succede? Io meditavo ogni giorno, controllavo i miei pensieri, controllavo il mio cibo, controllavo le mie emozioni, non lasciavo che il mio corpo astrale desiderasse ogni tipo di cose. Ho osservato tutto questo. Ho costruito qualcosa, ma Dio non viene".
"Io sono solo in questa dimora e inoltre mi accorgo che la mia costruzione si sta incrinando, cosicchè a volte desidero tanto questa cosa, altre volte desidero ardentemente quell'altra cosa. E se guardo attentamente, questo tempio che ho costruito m'impedisce di vedere il cielo. E' molto buio nel mio tempio. Infatti io sono molto ignorante ed è l'oscurità dell'ignoranza che mi riappare".
Il discepolo poi comincia a ferirsi, a farsi male, a torcersi, ad andare in crisi, a cambiare e un bel giorno abbandona tutto quanto dicendosi: "No! Non è servito a niente, o in ogni modo, con quello che ho fatto, con i maestro che ho seguito, con i consigli che ho seguito, non è accaduto nulla. Non erano abbastanza elevati per me, ed io, non sono abbastanza elevato per nessuno"; così egli abbandona tutto.
Questo succede perchè l'individuo ha preso la costruzione dal lato sbagliato, pensando di dover costruire un bellissimo corpo eterico, un meraviglioso corpo astrale ed uno stupendo copro mentale per potere fare apparire Dio. Ma, questo concetto appartiene al contenuto dell'uomo.
Per costruire veramente quello che deve essere costruito, il discepolo deve semplicemente rovesciarsi, inclinarsi verso il cielo, capovolgersi nel cosmo; per trovare così il tempio che già esiste e che è dentro di lui.
Perciò non deve far altro che liberare la sua sostanza, liberare il suo corpo mentale, liberare il suo corpo astrale, liberare il suo corpo fisico e far discendere il tempio.
Quando il tempio sarà disceso e l'altare formato, l'anima apparirà. Il contato con la divinità cosmica verrà automaticamente stabilito.
Per costruire dobbiamo distruggere.
Normalmente si pensa ( e questo è il difetto di un pensatore occidentale) che dobbiamo costruire noi stessi, mentre in realtà dobbiamo distruggere noi stessi.
E' vero che un certo numero di corpi devono essere costruiti. Le anime giovani, ad esempio, devono passare ancora un certo tempo per costruire il loro corpo astrale e incominciare la costruzione del loro corpo mentale. D'altronde non dovete credere che, dall'incontro con la divinità, questa costruzione seguirà automaticamente. Così, mentre costruiamo, dobbiamo essere capaci di liberare o vuotare noi stessi di ogni peso.
Questo non significa che dobbiamo aspettare diecimila anni affinchè la cosa funzioni; molti si sono costruiti, per lunghissimo tempo, un corpo mentale e per molto tempo hanno avuto un corpo mentale operante, funzionante. Hanno letto tutti i libri della terra; sono in grado di concepire cose astrattissime su Dio, gli Angeli e le Energie. Sono pure in grado di usare la sostanza mentale con potere.
Ma succede che non conoscono affatto l'anima, non hanno ancora conosciuto il profumo dell'anima, non sentono risuonare nei loro cuori il nome di Dio. Tutto questo succede poichè hanno costruito e continuano a costruire; mentre, ad un certo momento, dobbiamo rovesciare tutto al di sopra. Fare questo non è un esercizio difficile riservato a quelli che hanno Raggiunto un certo grado.
Rovesciare verso l'alto nell'unità è qualcosa che accade naturalmente, esattamente come un fiore si apre verso l'alto, se insegniamo all'individuo che la sua unità esiste e che è sempre esistita, che c'è Dio in lui e che è Dio e non una persona.
Perchè il miRaggio di credere di essere qualcos'altro ha avuto un consenso così grande presso le persone? E' uan domanda che potreste farmi. Se è così semplice evolvere, conoscere chi siamo, perchè abbiamo creato l'illusione di pensare di essere qualcos'altro? Questa illusione esiste perchè lo spirito, essendo sprofondato nella materia ed essendo profondamente in essa, identifica se stesso totalmente con la materia.
Dopo è difficilissimo convincere un individuo che egli è qualcos'altro da quello che vede, che sente e sperimenta psicologicamente. Quando cerchiamo di insegnare a queste persone per farne dei discepoli, andiamo a sbattere sempre contro lo stesso problema di identificazione.

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momosatya
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Inserito il - 24/09/2014 : 08:16:21  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Non basta diventare discepolo.
Un altro problema viene fuori poi quando un individuo diventa discepolo e ne assume l'aspetto. Egli parla, insegna la verità e poi negli anni le sue parole vengono ripetute da altri individui meno evoluti, con minor senso della verità, che credono nella propria identità di discepoli e tuttavia ignorano la loro più profonda identità spirituale.
Questi sono individui con perfette religioni, in templi perfetti dove avanzano di grado per penetrare più in alto nella Gerarchia Planetaria, dove, per ottenere consapevolezza, devono ottenere definiti risultati da certe esperienze. Così spesso vediamo persone che quando entrano dentro un tempio non camminano verso Dio, ma verso l'illusione, perchè il tempio è coperto d'illusione.

Questo avviene perchè l'individuo crede nell'identità e dice: "C'è il discepolo, allora devo diventare discepolo", poi ancora: "C'è il Maestro, colui che officia; c'è il Guardiano, ci sono i novizi e ci sono gli anziani e fuori ci sono i laici i profani".
Quando in un tempio si insegna questa via, esso non creerà alcuna luce, non illuminerà le persone; perpetuerà invece l'illusione: quella di credere che un individuo debba evolvere. La più grande illusione è credere ch'egli sia una psicologia, ch'egli debba diventare un'anima e che solo così incontrerà Dio.
Perciò si tratta di un'illusione più grande di quella di essere un profano e credere solo nella materia; perchè quando siamo profani non cvi sono sogni, ci sono semplicemente delle soluzioni e desideri istintivi e primitivi. L'illusione è cruda e secca, ma questo non ha importanza. Si tratta semplicemente dell'espressione di una vita che vede soltanto materia. Mentre quando vediamo un individuo che, al di fuori di questi istinti, inizia a spiritualizzarsi e, mentre si spiritualizza continua a concepire le persone da un lato e Dio dall'altro, il profano da un lato e il discepolo dall'altro, il discepolo che continuando a d evolversi diventerà un iniziato, egli si trova in un'illusione ancora più grande di quando non era un semplice contadino e credeva solo nel suo amore verso la propria vacca coltivando il suo campo.
Anche nelle religioni vi sono delle illusioni.
Questo succede regolarmente: nello stesso modo che vengono distrutti i sistemi economici, anche le istituzioni religiose e le istituzioni spirituali vengono distrutte nelle loro fondamenta.

Arrivano perciò i Profeti e i Messia come esseri di distruzione, che parlano contro Dio e contro la saggezza. Ma contro quale saggezza? Solo contro la saggezza stabilita dal popolo, quindi una saggezza completamente costituita da principi illusori. Tali principi non portano più le persone verso la liberazione e vengono costantemente distrutti per essere sostituiti da altri più nobili.
I profeti e i Messia, infatti, incominciano a cucire nuovi principi; a poco a poco però anche questi, diventeranno punti di illusione, Così, ancora una volta, questi punti cristallizzati, verranno distrutti e la luce sarà liberata.
I Profeti e i Messia ritorneranno a distruggere fino a quando il popolo non avrà finalmente compreso che non c'è niente da conquistare, non c'è nulla da fabbricare, nè su un piano materiale nè su un piano spirituale.
Dobbiamo semplicemente trattenere dentro di noi l'idea di unità. Così è solo questione di lavorare con un'idea!
Potreste obiettare che lavorare con un'idea è inadeguato e che forse non condurrà verso Dio. Tuttavia funziona! L'idea può condurre verso Dio! Perchè l'idea, non è soltanto un altare mentale. Un'idea è un'intera espressione dell'essere, è un potente strumento che ci è offerto e che amministrerà le energie dirigendole. Così queste energie si disporranno ad andare verso un posto o un altro.
Quindi se non lavoro sull'idea che "il Padre ed io siamo Uno", se lavoro sull'idea che l'unità è la reale fondazione dell'essere, che è l'essere quest'idea dirigerà la mia intera rete di energie come un punto di forza; questa rete di energie si dirigerà verso la costruzione dell'unità, verso il ritorno all'unità.
Mentre invece se non lavoro sull'idea di unità, il punto di forza e la direzione non esisteranno e le energie andranno a costruire altre cose da qualche altra parte; questo è quello che succede ai templi costruiti sulla terra che non Raggiungeranno una similarità come quella sopraddetta. Perchè, in questo modo, fabbricherà un meraviglioso corpo eterico per me stesso, un meraviglioso corpo astrale, uno stupendo corpo mentale e resterò bloccato in questo corpo mentale e non andrò oltre e più lontano.
Invece se , non appena Raggiunto questo punto, coltivi l'idea di unità, non solo farò questo, ma emetterò, irradierò, un'intera espressione di verità e creerò così un punto di direzione per queste energie, che favoriranno il ritorno all'unità.
L'energia segue il pensiero. Se penso: "Io sono Paolo", tutte le mie energie s'identificano con Paolo; così sarò tanto la sua inferiorità, quanto la sua superiorità, i suoi complessi, il suo passato, il suo presente, il suo futuro: Ma io sarò solo quello, le energie indosseranno una maschera e prenderanno parte al gioco.
Mente se userò la mia personalità, la mia professione, il mio corpo, come veicoli, allora io non sarò solo Paolo, io sarò l'anima in un veicolo che farà un certo numero di esperienze. Così, coltivando l'idea di "unità", potrò realmente reintegrare me stesso.
Ma cosa significa lavorare sull'idea di "unità"?
Ebbene significa che l'individuo deve assolutamente e completamente centrarsi: non deve più pensare che ha un Maestro, non deve più pensare che lassù esistono Maestro benevolenti, che là in alto c'è Dio, che lassù esiste un cosmo e che in basso esiste la terra; non deve più pensare di essere in evoluzione. Deve sospendere ogni cosa e creare un istante così presente, da sembrare "eterno"; in questo momento di sospensione deve ritirarsi, come un angelo ripiega le proprie ali su se stesso, per poter contemplare il suo cuore. Nel piegarsi su se stesso, deve pensare vivamente all'idea di unità, pensare che la fiamma divina e quella umana si fondano una dentro l'altra originando un unico fuoco.
Segue un esercizio che potete fare.
Sebbene io vi dica e vi confermi che, semplicemente coltivando le idee corrette, un discepolo non ha bisogno di esercizi per evolvere, poichè il dominio del pensiero è un potere più grande di qualsiasi altro che si possa Raggiungere con gli esercizi. Ciononostante, ancora per un certo periodo di tempo, all'umanità occorreranno anche esercizi.


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Inserito il - 01/10/2014 : 07:38:07  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Perciò, poichè è ancora questione di esercizio, vi parlerò di questo.
Come contemplare la fiamma interiore. Possiamo benissimo immaginare (può essere immaginato in mille modo diversi) un individuo che ripieghi le proprie energie esattamente come se ripiegasse le proprie ali vibratorie; una volta fatto questo, inizia a contemplare la fiamma che è nel suo cuore e pone la propria coscienza on esso: tutta la coscienza che egli è in grado di vivificare, viene da lui portata nel proprio cuore, deve ardere un'enorme fiamma. E' la fiamma di Dio.
A questo punto egli deve dire a se stesso: "Io Sono Quello!"; "Io Sono la fiamma del Padre! Io Sono il Principio del Padre!". Deve vedere, sentire e concepire questa fiamma fortemente e fissarsi su questa fiamma che è il Divino Assoluto fino ad avere l'impressione di non esistere in nessun altra forma, se non quella della fiamma. In questo modo la coscienza si assorbirà nel centro del cuore.
L'individuo deve, perciò, fissarsi su questa fiamma che brucia, che si muove e che è l'Essenza di Dio; quando il suo assorbimento sarà sufficientemente profondo, egli non dovrà avere altra impressione di esistere, se non di essere questa fiamma. Quando diventerà cosciente di questo, poi, il sogno della meditazione avverrà da solo; in questo modo, egli rimarrà "maestro" della situazione. Poi dovrà trasportare la fiamma in cima alla testa, poichè là infatti, c'è il punto reale di congiunzione; prima però è necessario che la fiamma sia viva e riconosciuta nel cuore. Se la fiamma non è riconosciuta, non potrà essere viva lassù, dove si trova il punto d'unione, il punto di connessione con l'universo.
Il cuore è un punto di "amore" e "consapevolezza di sè", ma non è un punto di congiunzione con l'universo; esso è consapevolezza di sè. Quando questa consapevolezza di sè è acquisita, possiamo andare ed aprire la porta sull'universo.
SE questo chakra (che si trova in cima alla testa), è tanto grande e tanto vibrante, è perchè esso è una porta. E' una porta per uscire e per entrare. Infatti non è realmente un chakra. Lo chiamiamo chakra, perchè abbiamo bisogno di dare n nome ad ogni cosa, è una malattia umana.
Così quando questa porta sarà completamente aperta, l'anima entrerà ed uscirà dal proprio veicolo senza alcuna difficoltà, perchè sarà conscia di trovarsi dentro a questo veicolo e di non essere una personalità, sarà conscia di entrare nel veicolo e se, per esempio, sarà tempo di meditare o di dormire, uscirà fuori per continuare a viaggiare ed essere "cosciente" su altri piani più sottili.
L'iniziato e la morte.
Quando, finalmente, giunge il tempo di separarsi dal veicolo, allora l'iniziato, semplicemente, esce dalla cima della sua testa; non muore, ma esce fuori proprio come aveva fatto già migliaia di altre volte, mentre il suo corpo era addormentato o mentre stava meditando. Semplicemente egli abbandona un "indumento vecchio" e ritorna verso il tempio a cui appartiene; potrà decidere di continuare a lavorare oppure reincarnarsi rapidamente. Questo è possibile, dal momento che l'anima non è mai stanca, l'anima non è mai torturata o esausta. L'energia rimane intatta.
Perciò questo tipo di iniziato può reincarnarsi facilmente, anche subito, senza aver fatto prima alcun periodo di riposo e senza aver bisogno di un periodo per lasciare la propria memoria, affinchè assorba nuove informazioni per costruire una nuova incarnazione.
Egli passa semplicemente da un corpo ad un altro corpo; quanto prima muore da un lato, tanto prima si incorpora in qualcos'altro. Ma, per essere in grado di fare questo, il livello iniziatico Raggiunto deve averlo reso capace di morire in totale coscienza.
Questo quanto creava il lignaggio del Dalai Lama, per esempio. SE non comprendiamo questa legge, non potremo capire neppure il principio di questo lignaggio, che si può applicare non solo al Dalai Lama, ma anche ad un certo numero di altre incarnazioni. Di norma il caso del Dalai Lama è conosciuto, mentre nel caso di altri iniziati resta ignorato, poichè un iniziato non parla di questo: è così normale per lui che non gli dà alcuna importanza, è come cambiarsi un paio di pantaloni.
Non vuole andare contro il materialismo umano, dimostrando qualcosa che è tanto semplice e che sarà accettata naturalmente fra breve tempo. Egli, piuttosto di parlare della propria possibilità di morire pienamente cosciente e potersi reincarnare subito, desidera lavorare e far capire altre cose.
Perchè finchè le persone non avranno la capacità di fare questo, resterà un punto intorno a cui la discussione non sarà affatto necessaria.
L'iniziato parlerà preferibilmente di qualcos'altro: parlerà dell'anima, parlerà dei corpi sottili, parlerà della cura che dobbiamo avere verso il pianeta, parlerà della cessazione delle guerre ed armamenti, ecc. Questi sono i punti importanti.
Allora cosa possiamo fare se desideriamo assolutamente e sinceramente essere degli individui che evolvono e lavorano alla propria reintegrazione?
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momosatya
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Inserito il - 07/10/2014 : 07:41:47  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Ma come possiamo lavorare alla propria reintegrazione?
Ebbene dobbiamo incominciare cessando di concepire di essere un qualcosa in evoluzione. Dobbiamo così, a poco a poco, disidentificarci con noi stessi, dissolvere la personalità, dissolvere tutti i marchi che abbiamo creato per dare l'impressione di essere e dissolvere pure il marchio spirituale; poichè, un'identità spirituale non è migliore di un'identità profana; è anch'essa un'illusione. Perciò, non dobbiamo assolutamente pensare di essere dei discepoli, sarebbe falso! Non dobbiamo neppure pensare che lavoriamo per evolverci, pure questo sarebbe falso! Creeremmo ogni volta un'illusione.
Dobbiamo semplicemente imparare a spogliarci di tutti questi marchi e queste proiezioni; questo può essere fatto in un modo semplicissimo, non sarò necessario controllarci, non sarà necessario dire: "Ecco, ho pensato ancora questo, allora adesso sostituirò l'idea di identità con l'idea di unità".
Non sareste in grado di fare neanche questo. Il modo è molto più semplice: ogni mattina, non appena apriamo gli occhi, ci prendiamo un istante, un breve istante, per ricordarci che cosa è essenziale. Altrimenti poi, durante il giorno, non riusciremmo a fare tutto, se prima di ogni altra cosa, appena svegli, non avremmo ricordato a noi stessi che cosa è essenziale. Perchè? Perchè , ancora una volta, l'energia segue il pensiero!
Il mattino è l'inizio di un nuovo giorno; così, quando comincio questo nuovo giorno, gli do una tonalità, gli do una indicazione per come deve svolgersi. Se non so precisamente quale strada deve prendere l'inclinazione, l'inclinazione prenderà una strada qualsiasi; una strada che sarà condizionata dagli eventi al punto tale che che egli avrà l'impressione, che per evolvere, di dover lottare contro una moltitudine di circostanze avverse, contro attitudini negative e inferiori che si trovano in lui.
Mentre tutto questo può essere evitato se al mattino, appena alzati, ci si allinea come se una spada penetrasse dai piedi fino alla testa: si ricorda a noi stessi che siamo prima di tutto la divinità, si sente perciò questa spada che ci penetra dai piedi alla testa e che è la causa di tutta la realtà cosmica dentro di noi. Fare questo è molto semplice e dobbiamo intuirlo correttamente; non dobbiamo ripeterci ogni cosa e neppure tentare di costruire tutto quello salendo con i corpi sottili, salendo con coscienza. Dove vorreste andare salendo con coscienza? La coscienza non andrà da nessuna parte, in nessun luogo, perchè ogni tappa si ricoprirà di atomi, i quali eserciteranno il loro peso. Se volete spendere milioni di anni per perdere questi atomi, che sono il peso degli indumenti dei livelli, ebbene spenderete milioni di anni.
Nel frattempo però non troverete la liberazione, nonostante il passaggio di dozzine di Messia, nonostante milioni di ore di liberazione, nonostante i loro indumenti cosmici risuonanti. Una volta per tutte, dovete prima coltivare l'idea del divino e l'intenzione del divino. Allora, quando mi alzo, che cosa faccio? Quando mi alzo centro me stesso, raduno i miei corpi. Li attiro profondamente per poterli usare, in modo efficiente, per l'intera giornata. Altrimenti come potrò lavorare sulla mia liberazione se, per esempio, il mio copro astrale è la sopra mentre il mio corpo mentale si trova lievemente dissociato, perchè magari ho avuto degli incubi o mi sono preoccupato di recente? In questo caso non sarò efficiente nè nella vita profana, nè in quella spirituale. Perciò due sono le parole d'ordine per il mattino: "allineamento", "centralizzazione". Bisogna poi lasciar discendere la profonda convinzione riguardo a quello che è il soggetto; cioè che io sono un'anima e che, per l'intero giorno, sarò un'anima in azione nel mondo. Devo coltivare questa profonda convinzione per tutto il giorno.
Ogni volta che farò qualcosa non dovrò pensare: "Bene, ecco, sto aprendo una porta, se resterò cosciente del fenomeno, svilupperò la mia coscienza". E' falso. Se penso: "Io, Pietro, Paolo o Giacomo, apro una porta e sviluppo così, la mia capacità di essere cosciente", non sviluppo la coscienza del'anima e nemmeno la coscienza verso la mia anima. Perciò, quello che dirò, sarà: "Io anima, apro la porta". "Io anima, bevo un bicchiere d'acqua". "Io anima, respiro la fragranza del mondo". "Io anima, sono incarnata".
Quando avrai Raggiunto questa profonda convinzione, allora vedrai quale potere avrai a tua disposizione: un grande potere di azione, ma anche un grande potere vibratorio. Non cadrai mai più ammalato; possederai un grande potere di persuasione verso le altre persone ed una grande forza, poichè tutta la rete di energia, che è la vostra forza sarà là, ben incarnata, prontamente disponibile e irradiante. Allora saprai chi sei.
Non puoi sviluppare la coscienza andando di piano in piano. E' falso! Molti credono che sviluppare la coscienza, sia come aprire un triangolo ( in questo caso con l'apice rivolto verso il basso): credono che sia sufficiente salire di piani in piano, giorno dopo giorno grazie ai diversi corpi che cristalizziamo per aprirci verso il cosmo, finchè non Raggiungiamo il punto in cui il triangolo si apre completamente. I corpi eterico, astrale e mentale, allora suoneranno. Ma dopo, che cosa farete con loro? SE non c'è coscienza, che cosa potrete fare con loro?
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momosatya
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Inserito il - 08/10/2014 : 08:12:03  Mostra Profilo  Rispondi Quotando
Non serve costruire una macchina che non si sa usare.
Potrai spendere così ore e ore per costruire una magnifica macchina, ma, se non conosci come entrare nella macchina per guidarla, che uso potrai farne? Un giorno potrebbe essere attaccata dalla ruggine, un altro giorno, potrebbero sgonfiarsi le gomme; allora come finirà il meraviglioso corpo eterico che credevamo di possedere?
All'improvviso , in una particolare incarnazione, potremmo essere attaccati da ogni possibile malattia. Un chiaroveggente che fosse in grado di vedere nelle nostre incarnazioni precedenti, vedrebbe che ne avete avute magnifiche, quando meditavate e quando assumevate posizioni diverse per accrescere le energie; ma poi non riuscirebbe a capire. Si domanderebbe: "Ma come può essere accaduto tutto questo? Dopo una serie di incarnazioni così fantastiche, così grandi, ora qui sta crollando davanti ai miei piedi, coperto di malattie, attaccato dalla depressione, senza neanche più conoscere chi è Dio".
Tutto questo è accaduto semplicemente perchè non si tratta solo di costruire: noi dobbiamo, nello stesso tempo, costruire con l'idea di unità. In questo modo ti fabbricherai un formidabile veicolo, perfetto e straordinario poichè, assieme al corpo, stai costruendo anche il motore; così' ogni giorno, farai un passo in più dentro di esso. Il giorno in cui sarà finito, ti ritroverai al volante e potrai guidare.
Il discepolo che si costruisce bellissimi corpi impara un mucchio di cose, medita, fa yoga e moltissime altre cose come il tai-chi; purtuttavia si costruisce una macchina meravigliosa dimenticandosi completamente di vivere con l'idea di unità, di non separazione: ogni giorno si troverà così con una macchina straordinaria, ma completamente fuori di essa.
Solo la vita del'anima è reale.
E il dolore sarà tanto grande, perchè avrà creato un magnifico veicolo, che ora sta iniziando a deteriorarsi, poichè l'anima non si trova là per immortalare il corpo che è stato in grado di costruirlo.
Questo succede perchè, nella vita di discepolo, viviamo dei momenti di caduta. Perciò un giorno ci troviamo lassù in alto e il giorno seguente, dopo una serie di incarnazioni, ci troviamo laggiù in basso, senza alcuna comprensione e senza poter costruire nulla. Allora costruite ma, nello stesso tempo, coltivate l'idea che la vita reale è l'anima, che quest'anima esiste e che è la presenza.
Quindi, quando dovete espandere la vostra coscienza, non dovete pensare solo di essere consci: dovete diventare coscienti del momento presente, niente di più. Che cosa farete con il m omento presente? Nulla. Nulla più di questo. Allora, nel momento in cui sei cosciente del'istante presente, sii pure conscio che la parte di te che è cosciente di questo momento non sei tu: è l'anima.
Perciò renditi conto del momento presente e dell'anima. Cosicchè, a poco a poco, l'anima, sarà ciò che diventerà cosciente nel momento presente.
Dovete arrivare ad essere "la presenza del momento presente!. "Io sono l'anima e bevo". "io anima respiro". "io anima, ora dormo". "io anima, ora mi sveglio". "Io anima, sorrido". "Io anima, mangio". "Io anima sto guardando". Vi assicuro che, quando guarderete il mondo dicendo: "Io anima, sto guardando", vedrete cose completamente differenti; guarderete con gli occhi del'anima e comprenderete ogni cosa.
Capirete, ad esempio, perchè un bambino viene maltrattato; mentre, se guardaste con i vostri occhi presenti, vi rattristereste per il bambino. Non sapreste cosa fare per aiutarlo. Questo non significa che non dovete essere compassionevoli: dico solo che, quando guarderete con gli occhi dell'anima, saprete che quel bambino dev'essere tenuto da una madre che lo picchia perchè ha bisogno di essere picchiato. Lo so che per ora non riuscite a capirlo. Vedrete poi, come si articola il mondo, il cammino che esso compie. Capirete perchè un discepolo fa questo o quest'altro, vedrete perchè le nuvole si disperdono, nonostante sia prevista la pioggia, vedrete perchè capita la malattia; vedrete perchè la morte esiste e perchè un milione di altre cose si manifestano. Ma, affinchè questo avvenga, dovrete chiamare la presenza dell'anima; è attraverso la centralizzazione che ha luogo la presenza dell'anima: "Io anima, sto guardando e vedo". Più coltiverete questo istante, più realizzerete che il vostro respiro è cambiato. Il che significa che, nel momento in cui vi sembrerà di essere più presenti, il vostro respiro, a poco a poco, rallenterà sempre di più fino ad arrivare quasi a fermarsi.
Il respiro è l'esteriorizzazione della coscienza.
Perchè? Perchè l'esteriorizzazione della coscienza avviene solo in presenza del flusso e del riflusso del respiro; la manifestazione arriva attraverso il respiro quando un bambino nasce e la morte arriva quando espiriamo. Così, per tutta la vita, ogni volta che inspiriamo o espiriamo creiamo un andare e un venire di coscienza che a volte va verso l'esterno e a volte verso l'interno; ma un interno che è, ovviamente, non sviluppato! Perciò, causiamo la continua oscillazione dalla coscienza all'inconscio.
Questo succede perchè moltissimi individui vivono senza essere consapevoli del momento presente? No! Ilo loro respiro è la causa di questa inconsapevolezza; essi non sono capaci di essere coscienti perchè si trovano in un particolare stato di respirazione. Questa respirazione forza tanto la consapevolezza quanto l'anima ad entrare nel mondo.
Il giorno della tua nascita, la respirazione forza la coscienza nella materialità, nel visibile; quando espiriamo questa coscienza fuoriesce, va via. Quando la vita interiore non è sviluppata, la coscienza ritorna interamente nel'area dell'inconscio dell'individuo. Questo perchè l'individuo è una successione di pensieri che lo concernono e che occupano il vivere nel momento presente, ma nello stesso tempo c'è l'interferenza di cose che appartengono completamente al passato: appartengono ai traumi subiti, o alle preoccupazioni di ieri o alle gioie provate: Tutto questo agisce da interferenza con l'istante oggettivo di coscienza che si occupa solo di cose del presente.
Così, semplicemente, attraverso il respiro la coscienza va dalla consapevolezza all'inconscio. La stessa cosa succede quando un'anima incarnata di disincarna: essa passa da una vita oggettiva ad una vita soggettiva, il che significa che l'individuo muore. E muore veramente, mentre per l'iniziato è molto diverso, poichè non fa alcuna l'esperienza non ha per lui nessuna differenza e perciò non muore, perchè rimane in stato di consapevolezza per tutto il tempo. Succede semplicemente che prima entra nel mondo e poi si ritira da esso, ma continua a vivere in un'altra dimensione, mentre invece gli altri muoiono. Perchè gli altri muoiono?
Perchè esiste in loro un'area, chiamata inconscio, che vive simultaneamente attraverso le loro vite fisiche e che proietta incessantemente elementi che essi hanno memorizzato. Perciò che cosa possiamo fare se vogliamo lavorare per essere coscienti? Ebbene dobbiamo "illuminare la nostra oscurità", e espandendo la presenza dell'anima si distrugge l'inconscio.
Nell'individuo l'inconscio è la parte che non è ancora cosciente, come lo sono alcune oscurità cosmiche o alcuni caos cosmici. Così, a poco a poco, espandendo la presenza dell'anima egli porta luce nell'oscurità; in questa maniera distrugge l'inconscio. In realtà si tratta di distruggerlo metaforicamente, poichè l'inconscio esiste solo perchè l'individuo non è ancora cosciente: si tratta solamente di portare luce, illuminando così una stanza che aveva la sfortuna di trovarsi nell'oscurità, di essere al buio, in cui la luce non esisteva.
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