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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Alfaomega Inserito il - 21/03/2007 : 20:42:12
Giubilo su quelli che fanno penitenza.

QUESTE SONO PAROLE DI VITA E DI SALVEZZA CHE SE QUALCUNO LEGGERA' E METTERA' IN PRATICA INCONTRERA' LA VITA E OTTERRA' LA SALVEZZA DAL SIGNORE RIGUARDO A QUELLI CHE FANNO PENITENZA.

Capitolo I°

[178/1] 1Nel nome del Signore. Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, tutta l'anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi, 2e hanno in odio i loro corpi con i loro vizi e peccati, 3e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 4e fanno frutti degni di penitenza.
[178/2] 5Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; 6perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore, e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; 7e sono figli del Padre celeste del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.
8Siamo sposi, quando l'anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. 9Siamo suoi fratelli quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. 10Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio.
[178/3] 11Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!
12Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
13Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce,amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, 14il quale offrì la sua vita per le sue pecore, e pregò il Padre dicendo: "Padre santo, custodiscili nel tuo nome, coloro che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me. 15E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 16Io prego per essi e non per il mondo. 17Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso. 18Non prego soltanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro parola, perché siano santificati nell'unità, come lo siamo anche noi. 19E voglio, Padre, che dove sono io siano anch'essi con me, affinché contemplino la mia gloria nel tuo regno. Amen.

Cap II° . Guai a quelli che non fanno penitenza.

[178/4] 1Tutti quelli e quelle, invece, che non vivono nella penitenza, 2e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 3e si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro carne, 4e non osservano quelle cose che hanno promesso al Signore, 5e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti carnali ed alle sollecitudini del mondo e alle preoccupazioni di questa vita: 6costoro sono prigionieri del diavolo del quale sono figli e fanno le opere; 7sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. 8Non hanno la sapienza spirituale, poiché non posseggono il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre; 9di loro è detto: " La loro sapienza è stata ingoiata" e: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti". 10Essi vedono e riconoscono, sanno e fanno ciò che è male, e consapevolmente perdono la loro anima.
[178/5] 11Vedete, o ciechi, ingannati dai vostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è cosa dolce fare il peccato e cosa amara sottoporsi a servire Dio, 12poiché tutti i vizi e i peccati escono e procedono dal cuore degli uomini, come dice il Signore nel Vangelo. 13E non avete niente in questo mondo e neppure nell'altro. 14E credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l'ora alla quale non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina e così si muore di amara morte.
[178/6] 15E in qualsiasi luogo, tempo e modo l'uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza e dato soddisfazione, se poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce l'anima di lui dal suo corpo, con una angoscia e tribolazione così grande, che nessuno può sapere se non colui che la prova.
16E tutti i talenti e il potere e la scienza e sapienza, che credevano di possedere sarà loro tolta. 17E lasciano tutto ai parenti ed agli amici. Ed ecco, questi si sono già preso e spartito tra loro il patrimonio di lui, e poi hanno detto: "Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci di più e procurarsi di più di quanto si è procurato!" 18I vermi mangiano il cadavere, e così hanno perduto il corpo e l'anima in questa breve vita e andranno all'inferno, dove saranno tormentati eternamente.

Postscritto.

[178/7] 19Tutti coloro ai quali perverrà questa lettera, li preghiamo, nella carità che è Dio, che accolgano benignamente con divino amore queste fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo scritto. 20E coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, 21e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, poiché sono spirito e vita.
22E coloro che non faranno questo, dovranno renderne, ragione nel giorno del giudizio, davanti al tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.

LETTERA AI FEDELI (Seconda recensione)

[179] 1Nel nome del Signore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A tutti i cristiani religiosi, chierici e laici, uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero, frate Francesco, loro servo e suddito, ossequio rispettoso, pace dal cielo e sincera carità nel Signore.
[180] 2Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire tutti e ad amministrare le fragranti parole del mio Signore. 3E perciò, considerando che non posso visitare personalmente i singoli, a causa della malattia e debolezza del mio corpo, mi sono proposto di riferire a voi, mediante la presente lettera e messaggio, le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del Padre, e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita.

I.
IL VERBO DEL PADRE

[181] 4L'altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele, annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di lei ricevette la vera carne della nostra umanità e fragilità.
[182] 5Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà.
[183] 6E, prossimo alla passione, celebrò la pasqua con i suoi discepoli, e prendendo il pane, rese grazie, lo benedisse e lo spezzò dicendo: " Prendete e mangiate, questo è il mio corpo". 7E prendendo il calice disse: " Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati". 8Poi pregò il Padre dicendo: " Padre, se è possibile passi da me questo calice". 9E il suo sudore divenne simile a gocce di sangue che scorre per terra. 10Depose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre dicendo: " Padre, sia fatta la tua volontà; non come voglio io, ma come vuoi tu".
[184] 11E la volontà di suo Padre fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull'altare della croce, 12non per se, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose,ma in espiazione dei nostri peccati, 13lasciando a noi l'esempio perché ne seguiamo le orme. 14E vuole che tutti siamo salvi per mezzo di lui e che lo riceviamo col cuore puro e col nostro corpo casto.
[185] 15Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere ed essere salvati per mezzo di lui, sebbene il suo giogo sia soave e il suo peso leggero.
5   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
Alfaomega Inserito il - 12/04/2007 : 13:52:26
XIX. L'umile servo di Dio.

[169] 1Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, 2poiché quanto l'uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. 3Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. 4E beato quel servo, che non viene posto in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri.


XX. Il buon religioso e il religioso vano.

[170] 1Beato quel religioso che non ha giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore 2e, mediante queste, conduce gli uomini all'amore di Dio con gaudio e letizia. 3Guai a quel religioso che si diletta in parole oziose e frivole e con esse conduce gli uomini al riso.


XXI. Il religioso leggero e loquace.

[171] 1Beato il servo che, quando parla, non manifesta tutte le sue cose, con la speranza di una mercede, e non è veloce a parlare, ma sapientemente pondera di che parlare e come rispondere. 2Guai a quel religioso che non custodisce nel suo cuore i beni che il Signore gli mostra e non li manifesta agli altri nelle opere, ma piuttosto, con la speranza di una mercede, brama manifestarli agli uomini a parole. 3Questi riceve già la sua mercede e chi ascolta ne riporta poco frutto.


XXII. Della correzione fraterna.

[172] 1Beato il servo che è disposto a sopportare così pazientemente da un altro la correzione, l'accusa e il rimprovero, come se li facesse a sé. 2Beato il servo che, rimproverato, di buon animo accetta, si sottomette con modestia, umilmente confessa e volentieri ripara. 3Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmente sopporta la vergogna e la riprensione per un peccato, sebbene non abbia commesso colpa.


XXIII. La vera umiltà.

[173] 1Beato il servo che viene trovato così umile tra i suoi sudditi come quando fosse tra i suoi padroni. 2Beato il servo che si mantiene sempre sotto la verga della correzione. 3E' servo fedele e prudente colui che di tutti i suoi peccati non tarda a punirsi, interiormente per mezzo della contrizione ed esteriormente con la confessione e con opere di riparazione.


XXIV. La vera dilezione.

[174] Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricambiargli il servizio, quanto l'ama quando è sano, e può ricambiarglielo.


XXV. Ancora della vera dilezione.

[175] Beato il servo che tanto amerebbe e temerebbe un suo fratello quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui, e non direbbe dietro le sue spalle niente che con carità non possa dire in sua presenza.


XXVI. Che i servi di Dio onorino i chierici.

[176] 1Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. 2E guai a coloro che li disprezzano. Quand'anche infatti siano peccatori , tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato solo a se stesso il diritto di giudicarli.
3Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo che proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo.


XXVII. Come le virtù allontanano i vizi.

[177] 1Dove è amore e sapienza, ivi non è timore né ignoranza.
2Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento.
3Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia.
4Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione.
5Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d'entrata.
6Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza.


XXVIII. Il bene va nascosto perché non si perda.

[178] 1Beato il servo che accumula nel tesoro del cielo i beni che il Signore gli mostra e non brama di manifestarli agli uomini con la speranza di averne compenso, 2poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chiunque gli piacerà. 3Beato il servo che conserva nel suo cuore i segreti del Signore.



AUDITE POVERELLE

PER LE POVERE SIGNORE DEL MONASTERO DI S. DAMIANO

[263/1] 1 Audite, poverelle dal Signore vocate,
ke de multe parte et provincie sete adunate:
2 vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
3 Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
4 Io ve prego per grand'amore
k'aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
5 Quelle ke sunt adgravate de infirmitate
et l'altre ke per loro suò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace
6 Ka multo venderi(te) cara questa fatiga,
ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria.


BENEDIZIONE A FRATE BERNARDO.

1Scrivi quello che sto per dire: 2"Il primo fratello datomi dal Signore è stato frate Bernardo, che per primo cominciò a vivere la perfezione del santo Vangelo e la realizzò fino in fondo quando distribuì tutti i suoi averi ai poveri. 3Per questa e numerose altre prerogative, io sono tenuto ad amarlo più che qualunque altro fratello della nostra famiglia religiosa. 4Pertanto, voglio e ordino, per quanto sta in mio potere, che chiunque sia il ministro generale, abbia ad amarlo ed onorarlo come un altro me stesso. 5E anche gli altri ministri provinciali e i fratelli di tutta la nostra famiglia religiosa lo trattino come tratterebbero me".


BENEDIZIONE A S. CHIARA E SORELLE.

1 [...] per consolarla, scrisse a lei una lettera, contenente la sua benedizione, 2e l'assolse da ogni mancanza, se ne aveva commesse, riguardo a direttive e comandi impartiti da lui e alle direttive e comandi del Figlio di Dio.



CANTICO DI FRATE SOLE

[263]1 Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
2 Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
3 Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
4 Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
5 Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
6 Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
7 Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
5 Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
9 Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
10 Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'I sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
12 Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
13 guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'I farrà male.
4 Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.


FORMA DI VITA.

[139] 1Poichè, per divina ispirazione, vi siete fatte figlie e ancelle dell'altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, 2voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, cura e sollecitudine speciale.


LETTERA A FRATE ANTONIO.


[251] 1 A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.

[252] 2 Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione, non estingua lo spi­rito dell'orazione e della devozione, come sta scritto nel­la Regola.


LETTERA AI BOLOGNESI

Disse ancora frate Martino di Barton che un fratello stava raccolto in preghiera a Brescia, nel giorno di Natale (1222), e fu ritrovato illeso sotto le macerie della chiesa crollata durante quel terremoto predetto da San Francesco e che lui aveva fatto annunciare dai fratelli in tutte le scuole di Bologna, mediante una lettera stilata in scadente latino.




LETTERA A TUTTO L'ORDINE.

[214]1 Nel nome della somma Trinità e della santa Unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

[215]2 A tutti i frati a cui debbo reverenza e grande amore, a frate... A., ministro generale della Religio­ne dei frati minori, suo signore, e agli altri ministri ge­nerali che succederanno a lui, e a tutti i ministri e custo­di e sacerdoti della stessa fraternità, umili in Cristo, e a tutti i frati semplici che vivono nell'obbedienza, primi e ultimi, 3 frate Francesco, uomo di poco conto e fragile, vostro piccolo servo, augura salute in Colui che ci ha re­denti e ci ha lavati nel suo preziosissimo sangue (). 4 Ascoltando il nome di lui, adoratelo con timore e ri­verenza proni verso terra (): Signore Gesù Cristo, Figlio dell'Altissimo () è il suo nome, che è benedetto nei secoli ().

[216]5 Ascoltate, miei signori, figli e fratelli, e prestate orecchio alle mie parole (). 6 Inclinate l'orecchio () del vostro cuore e obbedite alla voce del Figlio di Dio. 7 Custodite nella profondità del vostro cuore i suoi pre­cetti e adempite perfettamente i suoi consigli.
8 Lodatelo poiché è buono () ed esaltatelo nelle opere vostre (), 9 poiché per questo () vi mandò per il mondo intero, affinché rendiate testimonianza alla voce di lui con la parola e con le opere e facciate conoscere a tutti che non c'è nessuno Onnipotente eccetto Lui (). 10 Perseverate nella disciplina () e nella santa obbedienza, e adempite con proposito buono e fermo quelle cose che gli avete promesso. 11 Il Signore Iddio si offre a noi come a figli ().

I.

DELLA RIVERENZA VERSO IL CORPO DEL SIGNORE

[217] 12 Pertanto, scongiuro tutti voi, fratelli, ba­ciandovi i piedi e con tutto l'amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto potete, tutta la riverenza e tut­to l'onore al santissimo corpo e sangue del Signore no­stro Gesù Cristo, 13 nel quale tutte le cose che sono in cielo e in terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente ().

II.

DELLA SANTA MESSA

[218] 14 Prego poi nel Signore tutti i miei frati sa­cerdoti, che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell'Altissimo, che quando vorranno celebrare la Messa puri, in purità offrano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini (). 15 Ma ogni volontà, per quanto l'aiuta la grazia divina, si orienti a Dio, desi­derando con la Messa di piacere soltanto allo stesso sommo Signore, poiché in essa egli solo opera come a lui piace. 16 Poiché è lui stesso che dice: «Fate questo in memoria di me» (), se uno farà diversamente, diventa un Giuda traditore e si fa reo del corpo e del sangue del Signore ().

[219] 17 Ricordatevi, fratelli miei sacerdoti, ciò che è scritto riguardo alla legge di Mosè: colui che la trasgre­diva, anche solo nelle prescrizioni materiali, per senten­za del Signore, era punito con la morte senza nessuna misericordia (). 18 Quanto maggiori e più gravi pene meriterebbe di patire colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e contaminato il sangue dell'alleanza, nel quale è santi­ficato, e recato oltraggio allo Spirito della grazia (). 19 L'uomo, infatti, disprezza, contamina e calpesta l'Agnello di Dio quando, come dice l'Apostolo, non distin­guendo nel suo giudizio (), né discernendo il santo pane di Cristo dagli altri cibi o azioni, lo mangia indegna­mente o, pur essendone degno, lo mangia con leggerezza e senza le dovute disposizioni, sebbene il Signore dica per bocca del profeta: «Maledetto l'uomo, che compie con frode l'opera di Dio» (). 20 E il Signore condanna i sa­cerdoti che non vogliono prendere a cuore con sincerità queste cose, dicendo: «Maledirò le vostre benedizioni» ().

[220] 21 Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo san­tissimo seno; se il beato Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il se­polcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; 22 quanto deve essere santo, giusto e degno colui che stringe nelle sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma eternamente vincitore e glorificato, sul quale gli an­geli desiderano volgere lo sguardo ()!
23 Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo (). 24 E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l'affidarvi questo ministero, così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro uomo.
25 Grande miseria sarebbe, e miseranda meschini­tà se, avendo lui cosi presente, vi curaste di qualunque altra cosa che esista in tutto il mondo.

[221] 26 Tutta l'umanità trepidi, I'universo intero tre­mi e il cielo esulti, quando sull'altare, nella mano del sa­cerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo (). 27 O ammirabile altezza e degnazione stupenda!
O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascon­dersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!
28 Guardate, fratelli, I'umiltà di Dio, ed aprite da­vanti a lui i vostri cuori (); umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati (). 29 Nulla, dunque, di voi trat­tenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.

III.

DELL'UNICA MESSA DELLA FRATERNITÀ

[222] 30 Per questo motivo ammonisco ed esorto nel Signore, che nei luoghi in cui i frati dimorano, si celebri una sola Messa al giorno, secondo le norme della santa Chiesa.

[223] 31 Se poi nel luogo vi fossero più sacerdoti, I'uno, per amore di carità, si accontenti dell'ascolto della celebrazione dell'altro sacerdote, 32 poiché il Signore Gesù Cristo riempie di se stesso presenti ed assenti che sono degni di lui. 33 Egli, infatti, sebbene sembri es­sere in più luoghi, tuttavia rimane indivisibile e non co­nosce detrimento di sorta, ma uno e ovunque, come a lui piace, opera insieme con il Signore Iddio Padre e con lo Spirito Santo Paraclito per tutti i secoli dei secoli. Amen.

IV.

DELLA VENERAZIONE PER LA SACRA SCRITTURA

[224] 34 E poiché chi è da Dio ascolta le parole di Dio (), perciò noi, che in modo tutto speciale siamo de­putati ai divini uffici, dobbiamo non solo ascoltare e praticare quello che Dio dice, ma anche, per radicare in noi l'altezza del nostro Creatore e la nostra sottomissione a lui, custodire i vasi sacri e i libri liturgici, che conten­gono le sue sante parole.

[225] 35 Perciò, ammonisco tutti i miei frati e li in­coraggio in Cristo perché, ovunque troveranno le divine parole scritte, come possono, le venerino 36 e, per quanto spetti a loro, se non sono ben custodite o giaccio­no sconvenientemente disperse in qualche luogo, le rac­colgano e le ripongano in posto decoroso, onorando nelle sue parole il Signore che le ha pronunciate (). Mol­te cose infatti sono santificate () mediante le parole di Dio e in virtù delle parole di Cristo si compie il sacra­mento dell'altare.

V.

CONFESSIONE DEL SANTO

[226] 38 Ed ora confesso al Signore Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, alla beata sempre vergine Maria e a tutti i santi in cielo e in terra, a frate H. (Elia), ministro della nostra Religione, come a mio ve­nerabile signore, e ai sacerdoti del nostro Ordine e a tut­ti gli altri miei frati benedetti, tutti i miei peccati. 39 Ho peccato molto per mia grave colpa, specialmen­te perché non ho osservato la Regola, che ho promesso al Signore, e non ho detto l'ufficio, come la Regola pre­scrive, sia per negligenza sia a causa della mia infermità, sia perché sono ignorante e illetterato.

IV.

DELLA REGOLA E DELL'UFFICIO

[227] 40 Perciò scongiuro, come posso, frate H. (Elia) ministro generale, mio signore che faccia osservare da tutti inviolabilmente la Regola, 41 e che i chierici di­cano l'ufficio con devozione, davanti a Dio, non preoccu­pandosi della melodia della voce, ma della consonanza della mente, così che la voce concordi con la mente, la mente poi concordi con Dio, 42 affinché possano piacere a Dio, mediante la purezza del cuore, piut­tosto che accarezzare gli orecchi del popolo con la mol­lezza del canto.

[228] 43 Per quanto mi riguarda, io prometto di os­servare fermamente tutte queste cose, come Dio mi darà la grazia, e le insegnerò ai frati che sono con me perché le osservino, riguardo all'ufficio e alle altre norme stabi­lite dalla Regola.

[229] 44 Quei frati, poi, che non vorranno osservare queste cose, non li ritengo cattolici, né miei frati; non li voglio neppure vedere né parlare con loro, finché non abbiano fatto penitenza.

[230] 45 Lo stesso dico anche per tutti gli altri che vanno vagando, incuranti della disciplina della Regola; 46 poiché il Signore nostro Gesù Cristo dette la sua vita per non venir meno all'obbedienza del Padre santis­simo ().

[231] 47 lo, frate Francesco, uomo inutile e indegna creatura del Signore Iddio, dico in nome del Signore Ge­sù Cristo a frate H. (Elia), ministro di tutta la nostra Re­ligione e a tutti i ministri generali che succederanno a lui, e agli altri custodi e guardiani dei frati, che sono e saranno, che tengano presso di sé questo scritto, ad esso si conformino e lo conservino scrupolosamente. 48 E supplico gli stessi di custodire con sollecitudine e di fare osservare con grande diligenza le cose che vi sono scrit­te, secondo il beneplacito di Dio onnipotente, ora e sem­pre, finché durerà questo mondo.

[232] 49 E voi che farete queste cose siate benedetti dal Signore (), e il Signore sia con voi in eterno. Amen.

Vll.

PREGHIERA CONCLUSIVA

[233] 50 Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, 51 affinché, interiormente purifica­ti, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spi­rito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio dilet­to, il Signore nostro Gesù Cristo, 52 e, con l'aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Tri­nità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorio­so, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.


LETTERA A TUTTI I CHIERICI SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE.

Prima recensione:

[207/a] 1Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che, santificano il corpo.
2Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole medianti le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita".
[208/a] 4Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. 5E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.
[209/a] 6Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7poiché "l'uomo carnale non comprende le cose di Dio".
8Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
10Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.
13Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. 14E quelli che non faranno questo, sappiano che dovranno rendere "ragione" davanti al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio".
15E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.


Seconda recensione

[207] 1Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il corpo.
2Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
3Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita".
[208] 4Tutti coloro, poi, che amministrano così santi ministeri, considerino tra sé, soprattutto quelli che li amministrano senza discrezione, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue del Signore nostro.
5E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.
[209] 6Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7perché "l'uomo carnale non comprende le cose di Dio".
8Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
10Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; 11e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
12Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.
13E sappiamo che è nostro dovere osservare tutte queste norme, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e delle costituzioni della Santa Madre Chiesa.
14E colui che non si diporterà in questo modo, sappia che dovrà rendere "ragione" al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio".
15E coloro che faranno ricopiare questo scritto perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.



lettera a s. chiara sul digiuno.

1" In riferimento al quesito che mi proponi, rispondo così alla tua carità. Mi chiedi quali feste il gloriosissimo padre nostro san Francesco ci ammonì di celebrare con particolare solennità, consentendo di consumare per l'occasione cibi migliori. 2Prudente come sei, saprai certamente che, eccettuate le sorelle deboli e malate - a favore delle quali esorto e comando di usare un delicato buonsenso nell'offrire qualunque cibo -, ognuna di noi che sia sana e forte dovrebbe prendere sia nei giorni feriali che nei giorni festivi soltanto i cibi consentiti durante la quaresima, digiunando ogni giorno, salvo le domeniche e il Natale del Signore, quando dovremmo fare due pasti.
3Anche nei giovedì che non cadano in periodi di digiuno, ciascuna può comportarsi come preferisce, in modo che quella la quale non vuol digiunare, non vi sia obbligata. 4 Noi però che siamo sane, digiuniamo abitualmente tutti i giorni dell'anno, fuorché le domeniche e il Natale. 5Non siamo però obbligate a digiunare - come dice uno scritto del beato Francesco, - neppure nell'intero tempo pasquale e nelle festività di santa Maria e dei santi Apostoli, purché queste solennità non cadano di venerdì. 6Ma, come si è detto dinanzi, noi che siamo in salute e vigorose, consumiamo solo cibi consentiti in quaresima".

Alfaomega Inserito il - 23/03/2007 : 18:45:12
VI. L'imitazione del Signore.


[155] 1Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce.
2Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione nell'ignominia e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. 3Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle.

VII. La pratica del bene deve accompagnare la scienza.

[156] 1Dice l'apostolo: " La lettera uccide, lo spirito invece dà vita". 2Sono morti a causa della lettera coloro che unicamente bramano sapere le sole parole, per essere ritenuti i più sapienti in mezzo agli altri e potere acquistare grandi ricchezze e darle ai parenti e agli amici.
3Così pure sono morti a causa della lettera, quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri. 4E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l'attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono con la parola e con l'esempio all'altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni bene.

III. Evitare il peccato d'invidia.

[157] 1Dice l'apostolo: "Nessuno può dire: Signore Gesù se non nello Spirito Santo", 2e ancora: "Non c'è chi fa il bene, non ce n'è neppure uno".
3Perciò, chiunque invidia il suo fratello riguardo al bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, poiché invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene.

IX. Amare i nemici.

[158] 1Dice il Signore: "Amate i vostri nemici [ e fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano]". 2Infatti, veramente ama il suo nemico colui che non si duole per l'ingiuria che quegli gli fa, 3ma brucia nel suo intimo, per l'amore di Dio, a motivo del peccato dell'anima di lui. 4E gli dimostri con le opere il suo amore.

X. La mortificazione del corpo.

[159] 1Ci sono molti che, quando peccano o ricevono un'ingiuria, spesso incolpano il nemico o il prossimo. 2Ma non è così, poiché ognuno ha in suo potere il nemico, cioè il corpo, per mezzo del quale pecca. 3Perciò e beato quel servo che terrà sempre prigioniero un tale nemico affidato in suo potere e sapientemente si custodirà dal medesimo; 4poiché, finché si comporterà così, nessun altro nemico visibile o invisibile gli potrà nuocere.

XI. Non lasciarsi guastare a causa del peccato altrui.

[160] 1Al servo di Dio nessuna cosa deve dispiacere eccetto il peccato. 2E in qualunque modo una persona peccasse e, a motivo di tale peccato, il servo di Dio, non più guidato dalla carità, ne prendesse turbamento e ira, accumula per se come un tesoro quella colpa. 3Quel servo di Dio che non si adira ne si turba per alcunché, davvero vive senza nulla di proprio. 4Ed egli è beato perché, rendendo a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, non gli rimane nulla per se.

XII. Come riconoscere lo Spirito del Signore.

[161] 1A questo segno si può riconoscere il servo di Dio, se ha lo spirito del Signore: 2se, quando il Signore compie, per mezzo di lui, qualcosa di buono, la sua "carne" non se ne inorgoglisce - poiché la "carne" è sempre contraria ad ogni bene -3ma piuttosto si ritiene ancora più vile ai propri occhi e si stima più piccolo di tutti gli altri uomini.

XIII. La pazienza.

[162]1 Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio. Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé finché gli si dà soddisfazione. 2Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non più.

XIV. La povertà di spirito.

[163] 1Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.
2Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, 3ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. 4Questi non sono poveri in spirito, poiché chi è veramente povero in spirito odia se stesso e ama quelli che lo percuotono nella guancia.

XV. I pacifici.

[164] 1Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio. 2Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l'amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell'anima e nel corpo.

XVI. La purezza di cuore.

[165] 1Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio. 2Veramente puri di cuore sono coloro che disdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio, vivo e vero, con cuore e animo puro.

XVII. L'umile servo di Dio.

[166] 1Beato quel servo il quale non si inorgoglisce per il bene che il Signore dice e opera per mezzo di lui, più che per il bene che dice e opera per mezzo di un altro. 2Pecca l'uomo che vuol ricevere dal suo prossimo più di quanto non vuole dare di sé al Signore Dio.

XVIII. La compassione per il prossimo.

[167] 1Beato l'uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da lui, se si trovasse in un caso simile.
[168] 2Beato il servo che restituisce tutti i suoi beni al Signore Iddio, perché chi riterrà qualche cosa per sé, nasconde dentro di sé il denaro del Signore suo Dio, e gli sarà tolto ciò che credeva di possedere.

Alfaomega Inserito il - 22/03/2007 : 21:49:43
I. Il corpo del Signore.


[141] 1 Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me.2 Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma da ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto". 3Gli dice Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta". 4Gesù gli dice: " Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me, vede anche il Padre mio".
5Il Padre abita una luce inaccessibile, e Dio è spirito, e nessuno ha mai visto Dio. 6Perciò non può essere visto che nello spirito, poiché è lo spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla.7 Ma anche il Figlio, in ciò per cui è uguale al Padre, non può essere visto da alcuno in maniera diversa dal Padre e in maniera diversa dallo Spirito Santo.
[142] 8 Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l'umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati. 9 E così ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l'altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati, 10perché è l'Altissimo stesso che ne dà testimonianza, quando dice: " Questo è il mio corpo e il mio sangue della nuova alleanza [che sarà sparso per molti"], 11e ancora: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna".
[143] 12 Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e il sangue del Signore.13 Tutti gli altri, che non partecipano dello stesso Spirito e presumono ricevere il santissimo corpo e sangue del Signore, mangiano e bevono la loro condanna.14 Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? 15 Perché non conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio?
[144] 16 Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; 17ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; 18ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote. 19E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. 20E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, 21così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
[145] 22E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: " Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo".
II. Il male della propria volontà.


[146] 1Disse il Signore a Adamo: " Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell'albero della scienza del bene e del male non ne mangiare". 2Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso; egli, finché non contravvenne all'obbedienza non peccò.
[147] 3Mangia, infatti dell'albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore dice e opera in lui;4 e così, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, è diventato per lui il frutto della scienza del male. 5Bisogna perciò che ne sopporti la pena.
III. L'obbedienza perfetta.

[148] 1Dice il Signore nel Vangelo: " chi non avrà rinunciato a tutto ciò che possiede non può essere mio discepolo", 2e " Chi vorrà salvare la sua anima, la perderà".
3Abbandona tutto quello che possiede e perde il suo corpo colui che sottomette totalmente se stesso all'obbedienza nelle mani del suo superiore.4 E qualunque cosa fa o dice che egli sa non essere contro la volontà di lui, purché sia bene quello che fa, è vera obbedienza.
[149] 5E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore, volentieri sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l'opera quelle del superiore.6Infatti questa è l'obbedienza caritativa, perché compiace a Dio ed al prossimo.
[150] 7Se poi il superiore comanda al suddito qualcosa contro la sua coscienza, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni. 8E se per questo dovrà sostenere persecuzione da parte di alcuni, li ami di più per amore di Dio. 9Infatti, chi sostiene la persecuzione piuttosto che volersi separare dai suoi fratelli, rimane veramente nella perfetta obbedienza, poiché sacrifica la sua anima per i suoi fratelli.
[151] 10Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano indietro e ritornano al vomito della propria volontà. 11Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi.

IV. Che nessuno si appropri la carica di superiore.

[152] 1Dice il Signore: " Non sono venuto per essere servito ma per servire". 2Coloro che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell'ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all'ufficio di lavare i piedi ai fratelli. 3E quanto più si turbano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento a pericolo della loro anima.
V. Che nessuno si insuperbisca, ma ognuno si glori nella croce del Signore.

[153] 1Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine di lui secondo lo spirito.
[154] 2E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la propria natura, servono, conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te. 3E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi quando ti diletti nei vizi e nei peccati. 4Di che cosa puoi dunque gloriarti?
5Infatti se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza e da saper interpretare tutte le lingue e acutamente perscrutare le cose celesti, in tutto questo non potesti gloriarti; 6poiché un solo demonio seppe delle realtà celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito qualcuno che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza.
7Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; 8ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.
Alfaomega Inserito il - 22/03/2007 : 12:25:18
TESTAMENTO DI FRANCESCO D'ASSISI.

[110] 1 Il Signore dette a me, frate Francesco, d'inco­minciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi 2 e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi mi­sericordia. 3 E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

[111] 4 E il Signore mi dette tale fede nelle chiese che io così semplicemente pregavo e dicevo: 5 Ti ado­riamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

[112] 6 Poi il Signore mi dette e mi dà una così gran­de fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a motivo del loro ordine, che an­che se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere pro­prio a loro. 7 E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non vo­glio predicare contro la loro volontà.

[113] 8 E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori. 9 E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. 10 E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro vedo cor­poralmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri.

[114] 11 E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi. 12 E dovunque troverò manoscritti con i nomi san­tissimi e le parole di lui in luoghi indecenti, voglio rac­coglierli, e prego che siano raccolti e collocati in luogo decoroso.

[115] 13 E dobbiamo onorare e venerare tutti i teolo­gi e coloro che amministrano le santissime parole divine, così come coloro che ci amministrano lo spirito e la vita (1).

[116] 14 E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo 15 Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò.

[117] 16 E quelli che venivano per abbracciare que­sta vita, distribuivano ai poveri tutto quello che potevano avere (2), ed erano contenti di una sola tonaca, rappezza­ta dentro e fuori, del cingolo e delle brache. 17 E non volevamo avere di più.

[118] 18 Noi chierici dicevamo l'ufficio, conforme agli altri chierici; i laici dicevano i Pater noster, e assai volentieri ci fermavamo nelle chiese. 19 Ed eravamo illetterati e sottomessi a tutti.

[119] 20 Ed io lavoravo con le mie mani e voglio la­vorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavo­rino di un lavoro quale si conviene all'onestà. 21 Colo­ro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di rice­vere la ricompensa del lavoro, ma per dare l'esempio e tener lontano l'ozio.

[120] 22 Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore, chiedendo l'elemosina di porta in porta.

[121] 23 Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: «Il Signore ti dia la pace!».

[122] 24 Si guardino bene i frati di non accettare as­solutamente chiese, povere abitazioni e quanto altro vie­ne costruito per loro, se non fossero come si addice alla santa povertà, che abbiamo promesso nella Regola, sempre ospitandovi come forestieri e pellegrini (3).

[123] 25 Comando fermamente per obbedienza a tut­ti i frati che, dovunque si trovino, non osino chiedere lettera alcuna [di privilegio] nella curia romana, né per­sonalmente né per interposta persona, né per una chiesa né per altro luogo né per motivo della predicazione, né per la persecuzione dei loro corpi; 26 ma, dovunque non saranno accolti, fuggano in altra terra a fare peni­tenza con la benedizione di Dio.

[124] 27 E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e a quel guardiano che gli piacerà di assegnarmi. 28 E così voglio essere prigio­niero nelle sue mani, che io non possa andare o fare ol­tre l'obbedienza e la sua volontà, perché egli è mio si­gnore.

[125] 29 E sebbene sia semplice e infermo, tuttavia voglio sempre avere un chierico, che mi reciti l'ufficio, così come è prescritto nella Regola.

[126] 30 E tutti gli altri frati siano tenuti a obbedire così ai loro guardiani e a recitare l'ufficio secondo la Re­gola. 31 E se si trovassero dei frati che non recitasse­ro l'ufficio secondo la Regola, e volessero comunque va­riarlo, o non fossero cattolici, tutti i frati, ovun­que sono, siano tenuti, per obbedienza, ovunque trovas­sero uno di essi, a consegnarlo al custode più vicino al luogo ove l'avranno trovato. 32 E il custode sia ferma­mente tenuto, per obbedienza, a custodirlo severamente, come un uomo in prigione, giorno e notte, così che non possa essergli tolto di mano, finché non lo consegni di persona nelle mani del suo ministro. 33 E il ministro sia fermamente tenuto, per obbedienza, a farlo scortare per mezzo di tali frati che lo custodiscano giorno e notte come un prigioniero, finché non lo consegnino al signore di Ostia, che è signore, protettore e correttore di tutta la fraternità.

[127] 34 E non dicano i frati: «Questa è un'altra Regola»« Questa è un'altra Re­gola», perché questa è un ricordo, un'ammonizione, un'esortazione e il mio testamento, che io, frate France­sco piccolino, faccio a voi, miei fratelli benedetti perché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore.

[128] 35 E il ministro generale e tutti gli altri mini­ stri e custodi siano tenuti, per obbedienza, a non aggiun­gere e a non togliere niente da queste parole.

[129] 36 E sempre tengano con sé questo scritto as­sieme alla Regola. 37 E in tutti i capitoli che fanno, quando leggono la Regola, leggano anche queste parole.

[130] 38 E a tutti i miei frati, chierici e laici, coman­do fermamente, per obbedienza, che non inseriscano spiegazioni nella Regola e in queste parole dicendo: «Così si devono intendere»« Così si devono intendere»; 39 ma, come il Signore mi ha dato di dire e di scrivere con semplicità e purezza la Regola e queste parole, così cercate di comprenderle con semplicità e senza commento e di osservarle con sante opere sino alla fine.

[131] 40 E chiunque osserverà queste cose, sia ricol­mo in cielo della benedizione dell'altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della benedizione del suo Figlio diletto col santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi. 41 Ed io frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco che io posso, con­fermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizio­ne. [Amen].
Alfaomega Inserito il - 21/03/2007 : 22:00:06
II.
DI QUELLI CHE NON VOGLIONO OSSERVARE I COMANDAMENTI DI DIO.

[186] 16Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; 17di essi dice il profeta: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti". 18Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima, e il prossimo tuo come te stesso".

III.
DELL'AMORE DI DIO E DEL SUO CULTO.

[187] 19Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e mente pura, poiché egli stesso, ricercando questo sopra tutte le altre cose, disse: I veri adoratori adoreranno il Padre nello spirito e nella verità. 20Tutti infatti quelli che lo adorano, bisogna che lo adorino nello spirito della verità.
[188] 21Ed eleviamo a lui lodi e preghiere giorno e notte, dicendo: " Padre nostro, che sei nei cieli", poiché bisogna che noi preghiamo sempre senza stancarci.

IV.
DELLA VITA SACRAMENTALE.

[189] 22Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo. 23Chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue, non può entrare nel regno di Dio. 24Lo deve però mangiare e bere degnamente, poiché chi lo riceve indegnamente mangia e beve la sua condanna, non discernendo il corpo del Signore, cioè non distinguendolo dagli altri cibi.
[190] 25Facciamo, inoltre, frutti degni di penitenza. 26E amiamo i prossimi come noi stessi. 27E se uno non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene.

V.
DEL GIUDICARE CON MISERICORDIA.

[191] 28Coloro poi che hanno ricevuto l'autorità di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; 29infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia.
[192] 30Abbiamo perciò carità e umiltà e facciamo elemosine, perché l'elemosina lava l'anima dalle brutture dei peccati. 31Gli uomini infatti perdono tutte le cose che lasciano in questo mondo, ma portano con se la ricompensa della carità e le elemosine che hanno fatto, di cui avranno dal Signore il premio e la degna ricompensa.

VI.
DEL DIGIUNO CORPORALE E SPIRITUALE.

[193] 32Dobbiamo anche digiunare e astenerci dai vizi e dai peccati e da ogni eccesso nel mangiare e nel bere ed essere cattolici. 33Dobbiamo anche visitare frequentemente le chiese e venerare e usare reverenza verso i chierici, non tanto per loro stessi, se sono peccatori, ma per l'ufficio e l'amministrazione del santissimo corpo e sangue di Cristo, che sacrificano sull'altare e ricevono e amministrano agli altri.
[194] 34E siamo tutti fermamente convinti che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo , che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano. 35Ed essi soli debbono amministrarli e non altri.
36Specialmente poi i religiosi, i quali hanno rinunciato al mondo, sono tenuti a fare molte altre cose e più grandi, senza però tralasciare queste.
VII.
DELL'AMORE VERSO I NEMICI.

[195] 37Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i vizi e i peccati escono dal cuore.
[196] 38Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano. 39Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. 40Dobbiamo anche rinnegare noi stessi e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbedienza, così come ciascuno ha promesso al Signore.

VIII.
DELL'UMILTA' NEL COMANDARE.

[197] 41E nessun uomo si ritenga obbligato dall'obbedienza ad obbedire a qualcuno la dove si commette delitto o peccato. 42E colui al quale è affidata l'obbedienza e che è ritenuto maggiore sia come il minore e servo degli altri fratelli, 43e usi e abbia nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di sé qualora si trovasse in un caso simile.
[198] 44E per il peccato commesso dal fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà.

IX.
DEL FUGGIRE LA SAPIENZA CARNALE.

[199] 45Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto dobbiamo essere semplici, umili e puri. 46Teniamo i nostri corpi in umiliazione e dispregio, perché noi, per colpa nostra, siamo miseri, fetidi e vermi, come dice il Signore per bocca del profeta: " Io sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e scherno del popolo".
47Mai dobbiamo desiderare di essere sopra gli altri, ma anzi dobbiamo essere servi e soggetti ad ogni umana creatura per amore di Dio.

X.
DEL SERVO FEDELE CHE DIVIENE DIMORA DI DIO.

[200] 48E tutti quelli e quelle che si diporteranno in questo modo, fino a quando faranno tali cose e persevereranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli ne farà sua abitazione e dimora. 49E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, 50e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.
51Siamo sposi, quando l'anima fedele si congiunge a Gesù Cristo per l'azione dello Spirito Santo. 52E siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è in cielo. 53Siamo madri , quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l'amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri.
[201] 54Oh, come è glorioso e santo e grande avere in cielo un Padre!
55Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
56Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi, dicendo: " Padre santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai dato. 57Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e tu li hai dati a me. 58E le parole che desti a me, le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro e non per il mondo. Benedicili e santificali. 59E per loro io santifico me stesso affinché siano santificati nell'unità come lo siamo noi. 60E voglio, o Padre, che dove io sono ci siano anch'essi con me, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno".
[202] 61A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che vive nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi, renda lode, gloria, onore e benedizione, 62poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza. Egli che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile, glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.

XI.
DI COLORO CHE NON FANNO PENITENZA.

[203] 63Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, 64e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che hanno promesso, 65e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e le preoccupazioni del mondo le cure di questa vita, 66ingannati dal diavolo, di cui sono figli e ne compiono le opere, costoro sono ciechi, poiché non vedono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo.
67Questi non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in se il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre. Di essi dice la Scrittura: " La loro sapienza è stata divorata". 68Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente perdono le loro anime.
[204] 69Vedete, o ciechi, ingannati dai nostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo e dal diavolo, che al corpo è dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio, poiché tutte le cose cattive, vizi e peccati, escono e procedono dal cuore degli uomini come dice il Signore nel Vangelo. 70E così non possedete nulla né in questo mondo né nell'altro. 71Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l'ora che non pensate, non conoscete e ignorate.

XII.
IL MORIBONDO IMPENITENTE.

[205] 72Il corpo è infermo, si avvicina la morte, accorrono i parenti e gli amici e dicono: " Disponi delle tue cose". 73Ecco, la moglie di lui, i figli, i parenti e gli amici fingono di piangere. 74Ed egli, sollevando gli occhi, li vede piangere e, mosso da un cattivo sentimento, pensando tra se dice: " Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani". 75In verità questo uomo è maledetto, poiché colloca la sua fiducia e affida la sua anima, il suo corpo e tutti i suoi averi in tali mani. 76Perciò dice il Signore per bocca del profeta: " Maledetto l'uomo che confida nell'uomo".
77E subito fanno venire il sacerdote. Gli domanda il sacerdote: " Vuoi ricevere la penitenza per tutti i tuoi peccati?". 78Risponde "Si". " Vuoi dare soddisfazione con i tuoi mezzi, così come puoi, per tutte le colpe e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali hai ingannato gli uomini?". 79Risponde: "No". E il sacerdote: "Perché no?". 80"Perché ho consegnato ogni mio avere nelle mani dei parenti e degli amici". 81E incomincia a perdere la parola e così quel misero muore.
82Ma sappiamo tutti che ovunque e in qualsiasi modo un uomo muoia in peccato mortale senza compiere la soddisfazione sacramentale, e può farlo e non lo fa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e sofferenza così grandi che nessuno può sapere se non chi ne fa la prova. 83E tutti i talenti e l'autorità e la scienza che credeva di possedere, gli sono portati via. 84Egli li lascia ai parenti ed agli amici, ed essi prendono il patrimonio e se lo dividono e poi dicono: "Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e acquistare più di quanto acquistò!". 85I vermi divorano il corpo; e così quell'uomo perde l'anima e il suo corpo in questa breve vita e va all'inferno ove sarà tormentato eternamente.
86Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
[206] 87Io frate Francesco, il più piccolo servo vostro, vi prego e vi scongiuro, nella carità che è Dio, e col desiderio di baciarvi i piedi, che queste parole e le altre del Signore nostro Gesù Cristo con umiltà e amore le dobbiate accogliere e attuare e osservare. 87bisE coloro che non sanno leggere, se le facciano leggere spesso, e le imparino a memoria, mettendole in pratica santamente sino alla fine, perché sono spirito e vita. E coloro che non faranno ciò, ne renderanno ragione nel giorno del giudizio davanti al tribunale di Cristo. 88E tutti quelli e quelle che con benevolenza le accoglieranno e le comprenderanno e ne invieranno copie ad altri, se in esse persevereranno fino alla fine, li benedica il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.



TESTAMENTUM SENIS FACTUM.

1Scribe qualiter benedico cunctis fratribus meis, qui sunt in religione et qui venturi erunt usque ad finem saeculi... 2Quoniam propter debilitatem et dolorem infirmitatis loqui non valeo, breviter in istis tribus verbis patefacio fratribus meis voluntatem meam, 3videlicet: ut in signum memoriae meae benedictionis et mei testamenti semper diligant se ad invicem, 4semper diligant et observent dominam nostram sanctam paupertatem, 5et ut semper praelatis et omnibus clericis sanctae matris ecclesiae fideles et subiecti exsistant.



TESTAMENTO DI SIENA. 1226.

[132] 1 «Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nellíOrdine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. 2 Siccome non posso parlare a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste tre esortazioni.

[133] 3 Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro,

[134] 4 sempre amino ed osservino la nostra signora la santa povertà,

[135] 5 e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa».

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