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 Testimonianze: chi ha incontrato un angelo
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FeniceRossa
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Inserito il - 15/10/2008 : 16:29:52  Mostra Profilo

L'ANGELO DEL COMPAGNO IVAN

Ivan Moiseyev, un giovane protestante russo, vide un angelo bellissimo che stava sopra di lui e che gli disse di non avere paura. Dopodiché fu perseguitato senza pietà per la sua fede e, nel luglio del 1972, morì da martire per mano degli esecutori del KGB.

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L'ANGELO DEL COMPAGNO IVAN

Ivan Moiseyev, un giovane protestante russo, vide un angelo bellissimo che stava sopra di lui e che gli disse di non avere paura. Dopodiché fu perseguitato senza pietà per la sua fede e, nel luglio del 1972, morì da martire per mano degli esecutori del KGB.

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Inserito il - 15/10/2008 : 16:31:30  Mostra Profilo

ANGELI SENZA ALI

Sam, un bambino di 9 anni, aveva sfiorato la morte per malattia e rac­contò di essersi trovato fuori dal proprio corpo ad osservare dall'alto il medico mentre cercava di rianimarlo. Poi era salito verso l'alto, aveva at­traversato una galleria buia e aveva incontrato un gruppo di angeli senza ali, molto luminosi, i quali sembravano volergli molto bene. Nel luogo vi era una splendida luce e lui ci sarebbe rimasto volentieri, se non fosse stato per un essere luminoso che gli aveva ordinato di tornare indietro e rientrare nel suo corpo.


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ANGELI SENZA ALI

Sam, un bambino di 9 anni, aveva sfiorato la morte per malattia e rac­contò di essersi trovato fuori dal proprio corpo ad osservare dall'alto il medico mentre cercava di rianimarlo. Poi era salito verso l'alto, aveva at­traversato una galleria buia e aveva incontrato un gruppo di angeli senza ali, molto luminosi, i quali sembravano volergli molto bene. Nel luogo vi era una splendida luce e lui ci sarebbe rimasto volentieri, se non fosse stato per un essere luminoso che gli aveva ordinato di tornare indietro e rientrare nel suo corpo.


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Inserito il - 15/10/2008 : 16:32:43  Mostra Profilo

L'ESSERE DI LUCE

Dopo un'esperienza di premorte vissuta in gioventù, in cui aveva in­contrato un essere di luce capace di infondergli un'immensa sicurezza, un uomo aveva perduto completamente la paura di morire e lo aveva dimo­strato, sia affrontando a testa alta la guerra, sia allorché fu vittima di un'ag­gressione...

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Modificato da - FeniceRossa in data 15/10/2008 16:33:11
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L'ESSERE DI LUCE

Dopo un'esperienza di premorte vissuta in gioventù, in cui aveva in­contrato un essere di luce capace di infondergli un'immensa sicurezza, un uomo aveva perduto completamente la paura di morire e lo aveva dimo­strato, sia affrontando a testa alta la guerra, sia allorché fu vittima di un'ag­gressione...

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Inserito il - 15/10/2008 : 16:34:29  Mostra Profilo

ORDINE!

Maria T. è una signora inglese naturalizzata italiana, che da anni vive a Napoli. Racconta che nel 1949 dovette subire una grave operazione. "Non appena l'infermiera mi fece l'iniezione di anestesia, dopo un intervallo di pochi secondi, sentii una mano grande, forte e dolce, prendere la mia mano destra e portarmi via. Intanto una voce d'uomo, grave e sommessa, impe­rativa e protettiva disse: "Non è terribile come credi, vieni, vieni, vieni..." La voce era un po' rauca e grave, ma talmente rassicurante e amica che mi mossi con fiduciosa obbedienza. Quella mano mi aveva liberata da ogni peso e legame terreno, conducendomi in un'ascesa meravigliosa, attraver­so un buio riposante ed esaltante al tempo stesso, nel quale riconoscevo me stessa in una dimensione già nota, in un luogo che mi riaccoglieva dopo tanto tempo. La mia guida fluttuava da sinistra a destra e io ero consapevo­le della nostra destinazione. Sentivo di dover raggiungere un luogo fami­liare, una gran luce... Qualcuno o qualcosa di fatale e immenso, che mi attendeva e mi conosceva già. Senza più suono di voce, la mia guida mi comunicava: "Vedi com'è semplice? Non temere, ti è concesso questo, ma tu non dirlo, tanto nessuno ti crederebbe". Poi, con raddoppiata e dolce autorità mi trasmise: "Ma ricorda: ordine, ordine, ordine!" e io intesi ciò nel senso di rigore morale, stile di vita. Mi risvegliai di colpo, come se una mano mi avesse lasciata andare, o almeno così mi parve, ritrovandomi nel mio letto in clinica. Mi sentivo magnificamente bene, piena di gratitudine, ma anche di infinita nostalgia: per chi? Per che cosa? Ero confusa eppure sveglissima e a lungo rimasi legata a quel sogno che forse era più reale di qualunque realtà. I sogni non mi hanno mai interessata, ma ciò che ho vissuto allora è rimasto impresso nella mia memoria, né in tanti anni tra­scorsi si è minimamente affievolito. Vi baso tuttora tutta la mia speranza e la mia attesa".


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Modificato da - FeniceRossa in data 15/10/2008 16:36:53
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Maria T. è una signora inglese naturalizzata italiana, che da anni vive a Napoli. Racconta che nel 1949 dovette subire una grave operazione. "Non appena l'infermiera mi fece l'iniezione di anestesia, dopo un intervallo di pochi secondi, sentii una mano grande, forte e dolce, prendere la mia mano destra e portarmi via. Intanto una voce d'uomo, grave e sommessa, impe­rativa e protettiva disse: "Non è terribile come credi, vieni, vieni, vieni..." La voce era un po' rauca e grave, ma talmente rassicurante e amica che mi mossi con fiduciosa obbedienza. Quella mano mi aveva liberata da ogni peso e legame terreno, conducendomi in un'ascesa meravigliosa, attraver­so un buio riposante ed esaltante al tempo stesso, nel quale riconoscevo me stessa in una dimensione già nota, in un luogo che mi riaccoglieva dopo tanto tempo. La mia guida fluttuava da sinistra a destra e io ero consapevo­le della nostra destinazione. Sentivo di dover raggiungere un luogo fami­liare, una gran luce... Qualcuno o qualcosa di fatale e immenso, che mi attendeva e mi conosceva già. Senza più suono di voce, la mia guida mi comunicava: "Vedi com'è semplice? Non temere, ti è concesso questo, ma tu non dirlo, tanto nessuno ti crederebbe". Poi, con raddoppiata e dolce autorità mi trasmise: "Ma ricorda: ordine, ordine, ordine!" e io intesi ciò nel senso di rigore morale, stile di vita. Mi risvegliai di colpo, come se una mano mi avesse lasciata andare, o almeno così mi parve, ritrovandomi nel mio letto in clinica. Mi sentivo magnificamente bene, piena di gratitudine, ma anche di infinita nostalgia: per chi? Per che cosa? Ero confusa eppure sveglissima e a lungo rimasi legata a quel sogno che forse era più reale di qualunque realtà. I sogni non mi hanno mai interessata, ma ciò che ho vissuto allora è rimasto impresso nella mia memoria, né in tanti anni tra­scorsi si è minimamente affievolito. Vi baso tuttora tutta la mia speranza e la mia attesa".


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Inserito il - 15/10/2008 : 16:38:21  Mostra Profilo

STORIA DI UN SUICIDIO MANCATO

Un'altra giovane donna, rimasta a lungo fra la vita e la morte in seguito a un tentativo di suicidio, ricorda una vicenda ben più drammatica. "Anni fa, a causa di una serie di dispiaceri, decisi di togliermi la vita, ma fui salvata in tempo, sebbene il medico del reparto rianimazione mi disse con grande franchezza che non era stato lui a salvarmi, ma qualcosa di superio­re a lui, che mi aveva rispedito indietro. Seppi dopo che restai in coma per cinque giorni, giungendo alla fatidica soglia... Ciò che ricordo è che affio­rai in un mondo di silenzio, perfettamente consapevole di me stessa. Fisi­camente mi sentivo bene, anche se nella realtà il mio corpo era pieno di flebo, cateteri ecc., di là un corpo potevo solo intuirlo e non provavo alcun dolore. Mi vedevo, come guardandomi dall'alto, distesa su un piano in marmo rosato, gelido, immersa nella penombra. La mente era in subbu­glio, come in attesa di qualcosa di inesorabile che stava per accadere. Mi trovavo in una specie di cappella ampia e severa, piuttosto spoglia. A un certo punto mi resi conto che una luce abbagliante era stata accesa ai miei piedi, sulla destra. Era un lampione dorato, a forma di lanterna, che proiet­tava su di me una luce bianchissima, che mi pareva di assorbire. Era la sola cosa che mi desse un po' di conforto in quella desolazione. Ad un tratto mi parve di vedere un volto nella luce: maschile, giovane, pallido, con occhi neri, severi, ma amichevoli e pieni di comprensione, che mi fissavano in­cessantemente. Comunicai mentalmente con quell'essere e fu una lunga conversazione muta. Io gli chiedevo aiuto e lui mi ripeteva di star calma, zitta, di non muovermi e di avere fiducia: Da qualche parte mi giungeva un rumore crescente di voci che sembrava discutessero. Sapevo che al piano di sopra c'era una stanza dal soffitto bianco, tipo convento e diverse figure scure incappucciate che mi stavano processando, minacciando di condan­narmi per aver trasgredito. Una voce più forte e imperiosa delle altre chie­deva la mia dannazione totale, altre invece parevano difendermi. All'im­provviso ci fu un violento sbatter di porte, un rumore di gente che scende le scale e un intensificarsi di voci. Una moltitudine di figure scure, vecchie, ricurve, parvero precipitarsi su di me e io ebbi appena il tempo di gettare un'altra rapida occhiata alla luce, ottenendone in cambio un nuovo invito alla speranza. Infatti le figure si bloccarono, proprio mentre stavano per ghermirmi: la luce mi aveva assolta. E le aveva fermate. Presto potei far ritorno fra i vivi..."


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STORIA DI UN SUICIDIO MANCATO

Un'altra giovane donna, rimasta a lungo fra la vita e la morte in seguito a un tentativo di suicidio, ricorda una vicenda ben più drammatica. "Anni fa, a causa di una serie di dispiaceri, decisi di togliermi la vita, ma fui salvata in tempo, sebbene il medico del reparto rianimazione mi disse con grande franchezza che non era stato lui a salvarmi, ma qualcosa di superio­re a lui, che mi aveva rispedito indietro. Seppi dopo che restai in coma per cinque giorni, giungendo alla fatidica soglia... Ciò che ricordo è che affio­rai in un mondo di silenzio, perfettamente consapevole di me stessa. Fisi­camente mi sentivo bene, anche se nella realtà il mio corpo era pieno di flebo, cateteri ecc., di là un corpo potevo solo intuirlo e non provavo alcun dolore. Mi vedevo, come guardandomi dall'alto, distesa su un piano in marmo rosato, gelido, immersa nella penombra. La mente era in subbu­glio, come in attesa di qualcosa di inesorabile che stava per accadere. Mi trovavo in una specie di cappella ampia e severa, piuttosto spoglia. A un certo punto mi resi conto che una luce abbagliante era stata accesa ai miei piedi, sulla destra. Era un lampione dorato, a forma di lanterna, che proiet­tava su di me una luce bianchissima, che mi pareva di assorbire. Era la sola cosa che mi desse un po' di conforto in quella desolazione. Ad un tratto mi parve di vedere un volto nella luce: maschile, giovane, pallido, con occhi neri, severi, ma amichevoli e pieni di comprensione, che mi fissavano in­cessantemente. Comunicai mentalmente con quell'essere e fu una lunga conversazione muta. Io gli chiedevo aiuto e lui mi ripeteva di star calma, zitta, di non muovermi e di avere fiducia: Da qualche parte mi giungeva un rumore crescente di voci che sembrava discutessero. Sapevo che al piano di sopra c'era una stanza dal soffitto bianco, tipo convento e diverse figure scure incappucciate che mi stavano processando, minacciando di condan­narmi per aver trasgredito. Una voce più forte e imperiosa delle altre chie­deva la mia dannazione totale, altre invece parevano difendermi. All'im­provviso ci fu un violento sbatter di porte, un rumore di gente che scende le scale e un intensificarsi di voci. Una moltitudine di figure scure, vecchie, ricurve, parvero precipitarsi su di me e io ebbi appena il tempo di gettare un'altra rapida occhiata alla luce, ottenendone in cambio un nuovo invito alla speranza. Infatti le figure si bloccarono, proprio mentre stavano per ghermirmi: la luce mi aveva assolta. E le aveva fermate. Presto potei far ritorno fra i vivi..."


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