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FeniceRossa
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Inserito il - 15/10/2008 : 15:38:58  Mostra Profilo

LA BICICLETTA VOLANTE II

Quasi identico l'evento narrato da un uomo che solo un miracolo avrebbe potuto salvare dall'essere investito in pieno da un'auto in corsa. Anche in questo caso, la sua bicicletta si era inspiegabilmente sollevata fino a rag­giungere il ciglio della strada, finendo per infrangersi contro un muro, ma mettendo l' uomo definitivamente in salvo.

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Quasi identico l'evento narrato da un uomo che solo un miracolo avrebbe potuto salvare dall'essere investito in pieno da un'auto in corsa. Anche in questo caso, la sua bicicletta si era inspiegabilmente sollevata fino a rag­giungere il ciglio della strada, finendo per infrangersi contro un muro, ma mettendo l' uomo definitivamente in salvo.

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Inserito il - 15/10/2008 : 15:40:21  Mostra Profilo

GUARDIE DEL CORPO INVISIBILI

Un predicatore in missione in Africa, un giorno che si stava recando a far visita a uno dei suoi parrocchiani, si imbatté in due banditi che si erano nascosti dietro alcune rocce lungo la strada. L'attacco non ebbe mai luogo perché, a fianco del predicatore, furono viste due imponenti figure vestite di bianco. I malviventi raccontarono l'episodio qualche ora dopo alla ta­verna, cercando di scoprire di chi si fosse trattato. Dal canto suo, l'oste girò la domanda, non appena lo vide, al diretto interessato, ma egli dichia­rò di non essersi mai servito di alcun guardaspalle.

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Un predicatore in missione in Africa, un giorno che si stava recando a far visita a uno dei suoi parrocchiani, si imbatté in due banditi che si erano nascosti dietro alcune rocce lungo la strada. L'attacco non ebbe mai luogo perché, a fianco del predicatore, furono viste due imponenti figure vestite di bianco. I malviventi raccontarono l'episodio qualche ora dopo alla ta­verna, cercando di scoprire di chi si fosse trattato. Dal canto suo, l'oste girò la domanda, non appena lo vide, al diretto interessato, ma egli dichia­rò di non essersi mai servito di alcun guardaspalle.

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Inserito il - 15/10/2008 : 15:41:58  Mostra Profilo

GUARDIE DEL CORPO INVISIBILI II

Una storia analoga si svolse in Olanda a cavallo del secolo. In un quar­tiere proletario dell'Aia abitava un panettiere conosciuto come Benedetto Breet. Il sabato sera riordinava il negozio, disponeva le sedie e la domeni­ca mattina teneva un incontro con gli abitanti del vicinato i quali come lui, non appartenevano ad alcuna chiesa. Le sue lezioni di dottrina erano sem­pre affollatissime, tanto che molte prostitute, dopo avervi assistito, aveva­no cambiato mestiere. Ciò aveva reso il personaggio di Breet molto sgradi­to a chi sfruttava la prostituzione nella zona del porto. Fu così che, una notte, l'uomo fu svegliato di soprassalto mentre dormiva, da qualcuno che lo avvertiva che, in un quartiere non troppo distante, un tale stava male e domandava il suo aiuto. Breet non si fece pregare, si vestì in fretta e furia e si diresse all'indirizzo che gli era stato indicato. Giunto sul posto però, scoprì che non vi era alcun malato da soccorrere. Vent'anni più tardi un uomo entrò nel suo negozio e chiese di parlargli.

"Sono quello che venne a cercarvi quella lontana notte" disse "Io e un mio amico volevamo tendervi una trappola per affogarvi nel canale. Quan­do però arrivaste addirittura in tre, ci perdemmo d'animo e il nostro piano fallì"

"Ma com'è possibile?" obiettò Breet "ero completamente solo, non c'era anima viva con me quella notte!"

"Eppure noi vi vedemmo camminare in mezzo a due altre persone, po­tete credermi!"

"Allora il Signore deve aver mandato degli angeli a salvarmi" disse Breet con profonda gratitudine "Ma com'è che siete venuto a dirmelo?" Il visitatore rivelò di essersi convertito e di aver sentito l'impellente bisogno di confessargli tutto. Il forno di Breet è oggi una casa di preghiera e questa storia è reperibile nella sua autobiografia.


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Una storia analoga si svolse in Olanda a cavallo del secolo. In un quar­tiere proletario dell'Aia abitava un panettiere conosciuto come Benedetto Breet. Il sabato sera riordinava il negozio, disponeva le sedie e la domeni­ca mattina teneva un incontro con gli abitanti del vicinato i quali come lui, non appartenevano ad alcuna chiesa. Le sue lezioni di dottrina erano sem­pre affollatissime, tanto che molte prostitute, dopo avervi assistito, aveva­no cambiato mestiere. Ciò aveva reso il personaggio di Breet molto sgradi­to a chi sfruttava la prostituzione nella zona del porto. Fu così che, una notte, l'uomo fu svegliato di soprassalto mentre dormiva, da qualcuno che lo avvertiva che, in un quartiere non troppo distante, un tale stava male e domandava il suo aiuto. Breet non si fece pregare, si vestì in fretta e furia e si diresse all'indirizzo che gli era stato indicato. Giunto sul posto però, scoprì che non vi era alcun malato da soccorrere. Vent'anni più tardi un uomo entrò nel suo negozio e chiese di parlargli.

"Sono quello che venne a cercarvi quella lontana notte" disse "Io e un mio amico volevamo tendervi una trappola per affogarvi nel canale. Quan­do però arrivaste addirittura in tre, ci perdemmo d'animo e il nostro piano fallì"

"Ma com'è possibile?" obiettò Breet "ero completamente solo, non c'era anima viva con me quella notte!"

"Eppure noi vi vedemmo camminare in mezzo a due altre persone, po­tete credermi!"

"Allora il Signore deve aver mandato degli angeli a salvarmi" disse Breet con profonda gratitudine "Ma com'è che siete venuto a dirmelo?" Il visitatore rivelò di essersi convertito e di aver sentito l'impellente bisogno di confessargli tutto. Il forno di Breet è oggi una casa di preghiera e questa storia è reperibile nella sua autobiografia.


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Inserito il - 15/10/2008 : 15:44:36  Mostra Profilo

UN RAGAZZO MAI VISTO CHE SAPEVA IL MIO NOME

A narrare questa vicenda è una donna di nome Euphie Eallonardo: "Fu sconsiderato da parte mia voler fare una passeggiata prima dell'alba nel labirinto di viuzze alle spalle del terminal degli autobus, in una città peri­colosa come Los Angeles. Ma ero giovane ed arrivavo per la prima volta nella metropoli. Il colloquio che dovevo sostenere per ottenere un posto di lavoro era fissato per cinque ore più tardi e non seppi trattenermi dall'esplo­rare i dintorni. A un tratto mi resi conto di essermi perduta per i vicoli e, voltandomi, vidi tre uomini che mi seguivano cercando di non farsi notare. Tremando di paura, feci quello che faccio sempre quando mi trovo in diffi­coltà: piegai la testa e chiesi a Dio di salvarmi. Risollevando lo sguardo vidi un quarto uomo che si avvicinava dall'oscurità e pensai di essere per­duta. Sebbene fosse molto buio, potei distinguere bene le fattezze del gio­vane: indossava una camicia bianca e un paio di jeans. Aveva in mano un cestino per le provviste ed era pressappoco sulla trentina, senz'altro più alto di un metro e 80. Aveva un'espressione severa sul volto, ma era bellis­simo; non ci sono altre parole per definirlo. Istintivamente, corsi verso di lui.

"Mi sono persa e degli uomini mi stanno seguendo" gli dissi disperata "Volevo fare una passeggiata fuori dalla stazione... Ho paura..." "Vieni" disse "Ti porto al sicuro!"

"Io... non so cosa mi sarebbe successo se lei non fosse venuto..." "Lo so io..." rispose, con voce profonda e sicura.

"Ho pregato che qualcuno mi venisse in aiuto appena prima di vederla". L'ombra di un sorriso gli apparve negli occhi e sulla bocca. Eravamo ormai vicini alla stazione. "Sei al sicuro, adesso" mi tranquillizzò, prima di lasciarmi.

"Non so come ringraziarla" dissi io con un certo fervore. Annuì soltanto con la testa: "Arrivederci Euphie". Mentre mi incamminavo verso l'atrio mi fermai di scatto. Euphie! Ave­va veramente usato il mio nome? Mi voltai di scatto e corsi fuori per chie­dergli come faceva a saperlo. Troppo tardi. Era già svanito".


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UN RAGAZZO MAI VISTO CHE SAPEVA IL MIO NOME

A narrare questa vicenda è una donna di nome Euphie Eallonardo: "Fu sconsiderato da parte mia voler fare una passeggiata prima dell'alba nel labirinto di viuzze alle spalle del terminal degli autobus, in una città peri­colosa come Los Angeles. Ma ero giovane ed arrivavo per la prima volta nella metropoli. Il colloquio che dovevo sostenere per ottenere un posto di lavoro era fissato per cinque ore più tardi e non seppi trattenermi dall'esplo­rare i dintorni. A un tratto mi resi conto di essermi perduta per i vicoli e, voltandomi, vidi tre uomini che mi seguivano cercando di non farsi notare. Tremando di paura, feci quello che faccio sempre quando mi trovo in diffi­coltà: piegai la testa e chiesi a Dio di salvarmi. Risollevando lo sguardo vidi un quarto uomo che si avvicinava dall'oscurità e pensai di essere per­duta. Sebbene fosse molto buio, potei distinguere bene le fattezze del gio­vane: indossava una camicia bianca e un paio di jeans. Aveva in mano un cestino per le provviste ed era pressappoco sulla trentina, senz'altro più alto di un metro e 80. Aveva un'espressione severa sul volto, ma era bellis­simo; non ci sono altre parole per definirlo. Istintivamente, corsi verso di lui.

"Mi sono persa e degli uomini mi stanno seguendo" gli dissi disperata "Volevo fare una passeggiata fuori dalla stazione... Ho paura..." "Vieni" disse "Ti porto al sicuro!"

"Io... non so cosa mi sarebbe successo se lei non fosse venuto..." "Lo so io..." rispose, con voce profonda e sicura.

"Ho pregato che qualcuno mi venisse in aiuto appena prima di vederla". L'ombra di un sorriso gli apparve negli occhi e sulla bocca. Eravamo ormai vicini alla stazione. "Sei al sicuro, adesso" mi tranquillizzò, prima di lasciarmi.

"Non so come ringraziarla" dissi io con un certo fervore. Annuì soltanto con la testa: "Arrivederci Euphie". Mentre mi incamminavo verso l'atrio mi fermai di scatto. Euphie! Ave­va veramente usato il mio nome? Mi voltai di scatto e corsi fuori per chie­dergli come faceva a saperlo. Troppo tardi. Era già svanito".


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ALL'IMPROVVISO... UNO SCONOSCIUTO

L'autrice descrive questo episodio del 1929, epoca in cui si era trovata intrappolata nella guerra tra ebrei ed arabi. Le ostilità erano molto aspre. In quella circostanza si trovava in una casa araba, dove la fornitura d'acqua era stata sospesa e si stava occupando di un bambino ebreo di quasi un anno, da lei salvato da una sicura morte per denutrizione. Uscire per le strade avrebbe significato la morte perché gli arabi sparavano a qualsiasi cosa si muovesse. Molto presto la donna si trovò ad affrontare una dura scelta tra rimanere in casa e morire di sete, o uscire per strada col rischio di farsi sparare.

Confidando totalmente in Dio, prese in braccio il piccolo e uscì. Il si­lenzio era assoluto, non si udivano rumori di spari. C'erano barricate dap­pertutto e, dopo un po', ne raggiunse una che non avrebbe potuto scavalca­re con il bambino in braccio così, disperata, si sedette. Fu allora che un giovane molto alto, vestito in abiti europei, apparve di fronte a lei, prese il bambino, passò oltre la barricata e la precedette attraverso le strade di Gerusalemme, mentre tutto continuava a tacere. L'uomo si fermò in silen­zio di fronte a una casa e le ridiede il bambino. Con suo grande stupore, la giovane si accorse di essere arrivata di fronte alla casa di un'amica inglese, scampata miracolosamente alla distruzione. L'uomo, che difficilmente era già stato lì prima d'allora, l'aveva guidata attraverso un'area dov'era proi­bito passare e poi, senza una parola, era svanito.


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ALL'IMPROVVISO... UNO SCONOSCIUTO

L'autrice descrive questo episodio del 1929, epoca in cui si era trovata intrappolata nella guerra tra ebrei ed arabi. Le ostilità erano molto aspre. In quella circostanza si trovava in una casa araba, dove la fornitura d'acqua era stata sospesa e si stava occupando di un bambino ebreo di quasi un anno, da lei salvato da una sicura morte per denutrizione. Uscire per le strade avrebbe significato la morte perché gli arabi sparavano a qualsiasi cosa si muovesse. Molto presto la donna si trovò ad affrontare una dura scelta tra rimanere in casa e morire di sete, o uscire per strada col rischio di farsi sparare.

Confidando totalmente in Dio, prese in braccio il piccolo e uscì. Il si­lenzio era assoluto, non si udivano rumori di spari. C'erano barricate dap­pertutto e, dopo un po', ne raggiunse una che non avrebbe potuto scavalca­re con il bambino in braccio così, disperata, si sedette. Fu allora che un giovane molto alto, vestito in abiti europei, apparve di fronte a lei, prese il bambino, passò oltre la barricata e la precedette attraverso le strade di Gerusalemme, mentre tutto continuava a tacere. L'uomo si fermò in silen­zio di fronte a una casa e le ridiede il bambino. Con suo grande stupore, la giovane si accorse di essere arrivata di fronte alla casa di un'amica inglese, scampata miracolosamente alla distruzione. L'uomo, che difficilmente era già stato lì prima d'allora, l'aveva guidata attraverso un'area dov'era proi­bito passare e poi, senza una parola, era svanito.


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